mamma papà.

La nascita di un papà imperfetto

Venerdì mattina, ultimo giorno “lavorativo” della settimana. Ci siamo alzati all’alba per la visita di controllo, visto il ritardo di una settimana sulla data prevista del parto. Con tranquillità Adele ed io aspettiamo il suo turno. Ok…..si entra.

Tutto bene, ma il liquido amniotico è diminuito e, essendo il weekend alle porte, il medico ci comunica che è ora di agire. Oh cavolo, ci siamo. La nostra (o quantomeno la mia) tranquillità si trasforma in adrenalina. Non so perché, ma è come se dovessi partorire io. In reparto, ulteriore visita e assegnazione della camera in attesa del travaglio (indotto con un metodo naturale senza farmaci). Ora sono le 13.45.
Pomeriggio lungo e tranquillo, con lunghe chiacchierate tra noi e l’altra coppia in attesa. Arriva la sera e per me la stanchezza si comincia a far sentire.  Certo non ho fatto niente ma sono stanco, stanco morto. Ci si stanca di più a non far niente, per lo meno Adele fra poco sarà all’opera. Tutto il giorno carico come una molla, pronto per una gara agonistica e poi non devo fare niente. Scherziamo? E’ faticoso.
Cala il buio e penso: ”Ora chiedo al dottore se ritiene opportuno che io vada a casa (ca. 35 min. di strada) per tornare quando comincia la partita.” Il dottore con ghigno beffardo mi dice: “ Se non vuole perdersi niente non si muova di un centimetro”.
Accidenti mi tocca rimanere in ospedale tutta la notte forse, sono in piedi da stamattina alle 6. L’idea di assistere al parto però mi dà forza e comincio a organizzarmi per la notte.
Porca vacca!!! Il papà in un reparto di ostetricia non è neanche considerato, se non per fare il cameriere alla mamma. E vai di qua, e vai di là, e prendimi l’acqua e porta questo e porta quello. Ooooo…..allora!
Unica ricompensa una sedia dura e scomoda.
Condivido questo disagio con l’altro futuro papà, ma la cosa non mi conforta.  Seduto con gambe tese e mento sul petto: scomodo. Seduto con testa appoggiata al muro e piedi su un pezzettino di letto di Adele: 5 minuti e comincia a informicolarsi tutto. Seduto prono in avanti con testa appoggiata sul letto: niente da fare. Mi alzo ed esco dalla stanza. Sono le 23.30.
Ok, ma non potrò mica stare in piedi tutta la notte?  Torno in camera poco dopo e Adele si è appisolata, mi siedo e penso a quello che mi sta accadendo; Diventerò papà…!!!
Mi faccio forza e come MacGiver studio la situazione. Rubo una coperta e un cuscino ad Adele e mi sdraio ai piedi del letto. Finalmente sono sdraiato. Cerco di chiudere gli occhi ma il pavimento è veramente duro. Inoltre ho la fobia che entri l’infermiera per il monitoraggio e mi sgridi per la mia criticabile condotta. Mi giro e mi rigiro, ma non trovo né pace né sollievo.  Sono veramente cotto. Credo di addormentarmi più volte e di svegliarmi subito dopo, con l’impressione di vivere in un film. Avete presente quando ci si addormenta sul divano e i suoni della tv accesa entrano nei nostri sogni? Ecco, la sensazione è stata la stessa. Che incubo quest’infermiera!
Ore 02.30 apro gli occhi e vedo Adele che si lamenta in piedi fuori dal letto; mi alzo e vado a chiamare l’infermiera.  Diagnosi: dilatazione 4 cm. Si va in sala parto: Evvaiiiii, ci siamo! Tra poco potrò andare a dormire. yeahhhhh!
L’adrenalina risale e mi dimentico della stanchezza. Diventerò papà fra poco!
Una notizia mi fa trasalire e mi cade il mondo addosso. Per partorire la dilatazione deve arrivare a 10 centimetri e solitamente ogni centimetro equivale a un’ora. Nooooooooooo ancora sei ore. Sono un uomo  morto. Sono le 03.45
Cooosa? Un ostetrico uomo? Che strano. Vabbè!
Si dimostra gentile, attento e delicato quindi sorvolo la cosa, anzi entriamo subito in confidenza e lo bombardo di domande e poco dopo divento un “professionista”della macchina del monitoraggio contrazioni.  “Arriva, arriva, arriva e via…” Adele si contorce tra vampate di caldo e di freddo, alternando momenti di piena lucidità a momenti di estremo dolore e stanchezza, che la portano addirittura ad addormentarsi tra una contrazione e l’altra.

Le donne hanno una forza che noi uomini non abbiamo.

6 ore di travaglio senza nessun tipo di anestesia, tutto naturalmente.
Alle 09.48 nasce Fabio e penso: ”Vai Mirko sei stato un grande hai resistito tutta la notte!”La nascita di mio figlio mi dà un’energia supplementare non prevista e che mai nella vita avevo provato.
Sono papà finalmente! Gli occhi diventano lucidi e trattengo il pianto a fatica, lo prendo in braccio e comincia l’avventura.
Oggi mi chiedono se questa esperienza mi ha segnato.
Certo che mi ha segnato!
Vi dico solo questo: il giorno dopo Adele era in forma, io con 38 di febbre.
W i papà!
 Mirko
Foto di Stuart Miles

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