La buona educazione a tre anni

I bambini ben educati ti rallegrano la giornata.

I bambini sorridenti e socievoli ti fanno venir voglia di dirgli una frase gentile.
I bambini maleducati ti fanno venir voglia di darti alla fuga.

 

Beh, certo che la buona educazione non si infonde nei piccoli per magia. Va insegnata e coltivata.

 

Già a due anni, e anche prima direi, un bambino può essere incoraggiato a guardare in viso chi lo saluta, a salutare a sua volta e a dire “Grazie, per piacere”.

 

E per il piccolo sono a posto. Ma riguardo a Fabio, quasi tre anni e mezzo, cosa posso realisticamente aspettarmi?

 

Per prima cosa, bisogna tenere in conto com’è un bambino di quell’età.
Riassumendo e generalizzando, si potrebbe dire che i treenni:

– Non hanno il senso del tempo; il “dopo” e il futuro non sono questioni che li preoccupano;
– vogliono “tutto e subito”;

– sono naturalmente egocentrici, non sanno mettersi nei panni degli altri o immaginare le conseguenze delle proprie azioni;
– sono interessati principalmente alle proprie esigenze e fanno molta fatica a posticipare la soddisfazione dei propri desideri.

 

In sostanza, se un treenne crescesse senza cambiare atteggiamento ci troveremmo in casa un piccolo tiranno, estremamente difficile da tollerare.

 

Bene. Stabilito che questa situazione decisamente non rientra nelle mie aspirazioni, quali obiettivi posso realisticamente pormi con Fabio?

Secondo gli esperti, sostanzialmente questi:

Dire “Buongiorno, arrivederci, come stai?”

– Salutare per nome le persone che incontra. Naturalmente, se per il bambino si tratta di uno sconosciuto, saremo noi a presentargli la persona che abbiamo di fronte.

– Stringere la mano a chi gliela porge.
– Guardare in faccia la persona che gli parla.
– Lavarsi le mani prima e dopo i pasti.
– Restare seduto durante il pasto.
– Usare le posate a tavola correttamente.
– Dire “grazie, prego, per favore”.
– Chiedere scusa. 

 

Devo dire che in modo particolare mi interessa che i miei figli imparino a rivolgersi alle persone con un sorriso, guardandole in faccia e salutandole chiamandole per nome

Il nome.

Il proprio nome ha una sorta di potere magico, non trovi?

Quando qualcuno mi saluta con un sorriso e chiamandomi per nome, soprattutto se si tratta di una persona con cui non ho molta confidenza, mi pongo subito in un atteggiamento di apertura e disponibilità nei suoi confronti.
Se qualcuno ti chiama per nome, ti sembra subito che sia davvero interessato a te, ad ascoltarti.Il geniale Dale Carnegie conosceva bene il potere dei nomi, e nel suo “Come trattare gli altri e farseli amici” (un libro che credo tutti dovremmo leggere) dice: ” Ricordatevi che per una persona il suo nome è il suono più importante e più dolce in qualsivoglia lingua“.
Carnegie sosteneva che uno dei modi più semplici, ovvi e fondamentali per farsi benvolere è quello di ricordare i nomi e far sentire importanti le persone. 
Sono d’accordissimo, dovremmo fare tutti uno sforzo in più per ricordare i nomi delle persone, anche se le frequentiamo poco.

Insegnare a tuo figlio a salutare, a guardare in viso le persone e a presentarsi, facendo diventare questi gesti una buona abitudine, gli renderà più facile fare amicizia e poter godere della compagnia degli altri.

Si tratta di un modo di fare che nella vita quotidiana senza dubbio lo aiuterà a essere più socievole e cordiale, una dote molto preziosa :-).

Una piccola nota…Chiaramente ci sono bambini più restii di altri a salutare e fare sorrisi alle persone che gli presentiamo. Spesso, in queste situazioni il genitore cerca di giustificare il bambino dicendo “Sai, è un po’ timido…”. In questo modo il genitore cerca comprensione per il comportamento di suo figlio, ma in realtà gli sta affibbiando un’etichetta, lo sta congelando in un ruolo che potrebbe rendergli più difficile liberarsi dell’etichetta ed esplorare risorse personali nascoste dentro di sè…

Meglio quindi, se necessario, negare l’evidenza e dire magari “Non è timido, ha solo bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi”.

Ogni bambino ha le sue debolezze, ma ricordati che è una persona in divenire, con tante potenzialità da far emergere, se gliene diamo l’occasione :-).

A presto,

Adele

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