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Metti una sera, un duenne a un matrimonio

Sabato scorso, ore 14, usciamo di casa con entusiasmo. Destinazione matrimonio di una cara amica. 
Zaino dei bambini attrezzatissimo, manco dovessimo fare trekking tra le montagne del Trentino. Magliette ancora pulite, asciugamani posizionati sui seggiolini, perché il caldo, finalmente, è arrivato davvero.

Arriviamo sulla piazza della Chiesa e subito noto che ci sono parecchi bambini tra gli invitati, soprattutto femmine, con vestitini colorati e svolazzanti.
Ora, lo so che ogni bambino è diverso e che ci sono femmine agitate come e più dei maschi…fatto sta che a questo matrimonio, invece, il cliché della bimba tranquilla e del maschietto scatenato viene rispettato in pieno.

In chiesa i miei bambini, soprattutto Marco il duenne, fanno slalom tra le sedie e si allenano all’arrampicata sulle panche, picchiettando simpaticamente sulla schiena di due invitate che, probabilmente infastidite, nemmeno si girano a guardarli.

Evidentemente è meglio cambiare posto, e ci sediamo in una zona più defilata. Il copione non cambia e i due sfrecciano avanti e indietro nella navata; il duenne si ferma ogni tanto per fare un “saltone”, come lo chiama lui, e a fasi alterne cerca di andare a importunare il coro.


Fortunatamente si trattiene dall’urlare durante i momenti di silenzio, ma non appena il prete riprende a parlare, oppure parte una canzone, o tintinna una campanella, esclama a gran voce: “Mamma, mi sono spaventato!”

Bene, durante queste faccende le bambine rimangono sedute tranquillamente al proprio posto, al massimo fanno tre passi a destra e due a sinistra, silenziose e impeccabili nei loro abitini a balze. 

Fuori dalla Chiesa fa un gran caldo. Mentre aspettiamo che escano gli sposi, il duenne cerca ripetutamente di attraversare da solo la strada e andare a farsi un giro, dicendomi stizzito: “Vado da solo, lasciamiiiii!!!”

Finalmente riusciamo a partire per il ristorante e per la prima volta ringrazio il fatto che sia un po’ lontano, perché il viaggio lascia a Marco il tempo per un pisolino. 
Il problema è che quando si sveglia, appena parcheggiata la macchina, è isterico.
Mezz’ora per calmarlo, poi finalmente possiamo sederci a gustare l’aperitivo nel parco di questa splendida villa. 

A quel punto Fabio, il quasi quattrenne, è già con le animatrici, che se ne occuperanno fino alle 23. Marco è troppo piccolo e starà con noi o, meglio, noi staremo con lui, nel senso che lo dovremo seguire nelle sue scorribande.

Siamo in una villa antica, piena di suppellettili fragili, ma la prima, e per fortuna ultima, cosa che Marco rompe è un bicchiere, con i denti. Ripulita la sua bocca dai vetri ci apprestiamo a mangiare, ma il piccolo tesoro non ne vuole sapere di stare seduto e sgusciandomi tra le mani comincia a correre per il corridoio che porta alla sala in cui ceniamo, continuamente percorso dai camerieri che abilmente lo evitano.


Marco è una scheggia impazzita. Salta su divani e poltrone, urta una colonna che regge il busto del proprietario e la fa ondeggiare pericolosamente, cerca di andare a importunare gli ospiti che cenano tranquilli in un’altra sala.
Per fortuna non viene attirato dalle bottiglie di vino posizionate sulle sedie nel corridoio, perfettamente alla sua altezza.

Vorrei precisare che ho portato da casa una scorta di giochini con cui intrattenerlo e che lui, naturalmente, non guarda nemmeno.

La serata prosegue così e, dopo aver recuperato Fabio, soddisfattissimo dei giochi fatti con le animatrici, ce ne andiamo stanchi morti.

Certo, il duenne ha fatto semplicemente il suo mestiere, ma io una lezione da quest’esperienza l’ho tratta: al prossimo matrimonio, a settembre, lo lasceremo a casa e lo andremo a prendere solo dopo il suo riposino pomeridiano.
Festeggeremo vicino a casa e quindi la cosa si può fare. Giocherà un po’ con il fratello, gli altri bimbi e le animatrici, che stando a quanto mi ha riferito la sposa, accetteranno anche bimbi con meno di tre anni 🙂


E tu che esperienza hai di matrimoni con bimbi al seguito?

A presto,

Adele

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