Quando nasce un bambino, nasce un amore. O forse no

Ecco a voi Fabio, quando misurava 11,8 cm. Guardare l’ecografia mi commuove di più ora, che ha quasi quattro anni, di quando l’ho fatta.
 
Perché?
 
Perché l’amore per i miei figli non è nato appena ho saputo di essere incinta, e neppure appena li ho visti in sala parto. Certo, ero felice, ma di quei sentimenti stratosferici e indicibili di cui sentivo così tanto parlare io non ne ho provati. 
 
D’accordo, ditemi pure che ho detto qualcosa di orribile
La verità, però, è che l’amore per i miei figli è nato poco a poco, lungo il nostro percorso di conoscenza che, appena nati, era solo all’inizio, avvolto nella nebbia e privo di cartelli che mi indicassero la direzione da seguire.
 
Quando ho saputo di essere incinta, con il solito test comprato in farmacia, nel caso di Fabio ho continuato a correggere le verifiche scritte della classe in cui insegnavo mentre, nel caso di Marco, mi sono messa a passare l’aspirapolvere.
 
Poetico, vero?
 
Ero felice ed emozionata, perché ho sentito subito che quella che mi aspettava sarebbe stata un’incredibile avventura, ma non è che abbia sentito gli angeli celesti cantarmi nella testa soavi melodie, e non ho neppure provato l’impulso di dirlo subito a tutti.
 
Devo ammettere che nelle situazioni particolarmente emozionanti io ho spesso delle reazioni bizzarre: quando riguardano gli altri mi commuovo per un nonnulla, quando è il mio turno dimostro un autocontrollo invidiabile.
 
Alla discussione della tesi di laurea delle mie amiche mi sono scese le lacrime appena le ho sentite parlare; alla mia ero tranquillissima.
 
Ai matrimoni non parliamone! Non appena intravedo la sposa mi viene il magone, addirittura anche quando si tratta di una semi sconosciuta.
Al mio matrimonio non ho versato neanche una lacrima, e non perché volessi trattenermi! Proprio non mi uscivano.
 
L’emozione mi assale anche quando sento amiche annunciare che avranno un bambino, o quando vedo il neonato per la prima volta. Quando la cosa capita alla sottoscritta, invece, ecco che la calma e il dominio dei sentimenti s’impadroniscono di me.
 
Durante la gravidanza chiacchieravo con mamme che mi descrivevano parti degni di un horror, e altre che ne parlavano come di un’esperienza favolosa, magica. 
 
Io, di magico, non ho visto proprio nulla in sala parto. Quello che mi consolava era che, prima o poi, sarebbe tutto finito. 
I dolori, poi, non li ho certo dimenticati appena ho abbracciato il mio bambino, anzi, li ricordo bene ancora adesso.
 
Diciamo che il parto non è una di quelle esperienze che rifarei così, seduta stante, a cuor leggero.
 
Spesso, poi, senti mamme e anche papà raccontarti con grande trasporto come il primo sorriso del loro bambino sia stato il momento più bello della loro vita. Ecco, io il primo sorriso di Fabio e Marco non lo ricordo, e neppure il loro primo pianto. 
 
E tu, invece, te lo ricordi?
 
I primi momenti sono stati felici, ma anche stancanti, dolorosi per i punti che mi davano un fastidio tremendo, confusi, pieni di dubbi e anche di persone che pensavano di saperteli risolvere tutti.
 
Ho scritto questo post per dirti con franchezza che io tutta quell’emozione devastante e quell’amore totalizzante e a prima vista, con i miei figli non l’ho provato
 
Sono strana io, o anche per te è stato così?
 
Io li amo molto di più ora, perché li sento veramente miei, perché viviamo insieme da tempo e abbiamo imparato a conoscerci e a dimostrarci il nostro amore reciproco. Perché mi fanno ridere e mi regalano ogni giorno tenerezza e affetto senza motivo apparente, forse solo perché si sentono amati e protetti.
 
E’ per questo che, quando sento di famiglie con bambini, magari già di tre anni,  scambiati in ospedale alla nascita mi chiedo come sia possibile rinunciare a un figlio che hai cresciuto fino a quel momento, anche se nella pancia ne avevi un altro.
 
Io credo di non essere l’unica mamma ad aver vissuto un’esperienza del genere. A dire il vero, anche una mia cara amica mi aveva confermato di non aver provato grandi emozioni alla nascita dei suoi bambini, quando le avevo espresso i miei dubbi. Mi aveva però assicurato che ben presto le cose sarebbero cambiate, e aveva pienamente ragione.
 
Credo sia inutile fingere emozioni che non si provano davvero, solo per adeguarci all’immagine che gli altri si aspettano di riconoscere in noi. 
Inutile e controproducente, perché ti fa sentire “sbagliata” e non all’altezza.
 
Meglio un po’ di sano realismo e onestà di sentimenti, e pazienza se qualcuno ci considera un po’ strane. 
 
L’esperienza più bella con i figli, secondo me, è veder crescere l’emozione di stare insieme giorno dopo giorno, e costruire con loro un legame emotivo solido e profondo, con alti e bassi ma davvero entusiasmante.
 
E tu, cos’hai provato quando sei diventata mamma?
A presto, 
 
Adele
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