Come scoprire il talento di tuo figlio

Qualche tempo fa, in piscina, una mamma mi ha detto “Caspita, ha talento per il nuoto!”. Non si riferiva a me, che sono una vera schiappa, ma al mio duenne, che si tuffa senza paura e sguazza nell’acqua come un pesciolino, sempre col sorriso sulle labbra. “Sicuramente gli piace, vedremo!” ho risposto a quella mamma.
 
Fabio invece, il quasi quattrenne, viene immaginato da qualcuno come una futura stella della ginnastica: minuto, appassionato di salti – anche da discrete altezze – e acrobazie varie, sembra promettere bene. 
 
Io che cosa ne penso?
 
Che entrambi sanno fare bene alcune cose, e trovano piacere nel farle, provando e riprovando per riuscire sempre meglio. Si tratta di talento?
Non lo so, sono ancora piccoli e solo il tempo potrà dare una risposta.
 
Capita che, parlando tra mamme, ognuna elogi il figlio per una determinata qualità, per la bravura dimostrata in uno sport, nella musica o in una materia scolastica. Sinceramente, a me questi discorsi danno un po’ fastidio, soprattutto quando vengono fatti davanti al bambino in questione.
 
Perché?
 
Perché sono contraria a “etichettare” un bambino, nel male ma anche nel bene.
I bambini tendono a realizzare le nostre aspettative, a conformarsi all’immagine che noi abbiamo di loro. Se continuo a dire a mio figlio “Sei un pigrone!”, lui se ne convincerà e lo diventerà sul serio. Allo stesso modo, però, se mi complimento continuamente, e pubblicamente, con lui per quanto è bravo in matematica, lui potrebbe:
 
a. Montarsi la testa
b. Sentirsi profondamente inadeguato e vergognarsi quando prende un brutto voto in quella materia.
 
Con questo non voglio dire che sia meglio restare impassibili di fronte alla bravura dei nostri figli in qualcosa, sarei veramente acida :-).
 
Sicuramente vanno lodati tutti i veri successi, grandi e piccoli: mettersi le calze da solo, saltare agilmente da un muretto un po’ alto, una gara vinta o un bel voto a scuola. Più di tutto, però, credo vada apprezzato il loro impegno, lo sforzo che impiegano per fare qualcosa, e farla bene.
 
Indipendentemente dal risultato.
 
I bambini sono persone in via di sviluppo, che faranno meglio domani ciò che non riescono a fare oggi.
 
Talvolta, poi, i genitori si creano delle aspettative molto, troppo elevate, riguardo alle capacità del figlio in un’attività, magari proprio la preferita del genitore, che spinge il figlio a intraprenderla e si aspetta risultati strepitosi, salvo poi doversi ricredere, riversando la propria delusione sul bambino.
 
In qualunque ambito si mostreranno capaci i miei figli, per me la cosa più importante è che provino piacere nel cimentarsi con quell’attività, che abbiano una vera passione. Solo la passione, il vero interesse, ti spinge ad approfondire e a imparare sempre di più, riuscendo sempre meglio.
Nello sport, nella musica, nell’arte, nella scrittura, a scuola, nel giardinaggio o nell’astrofisica, il talento è nulla, senza disciplina. E la disciplina, anzi, l’autodisciplina, può essere magistralmente guidata dalla passione, che renderà davvero speciale quello che facciamo, qualunque cosa sia.
 
I miei bambini sono piccoli, ma per evitare di trovarmi in casa un talento naturale senza accorgermene, ho pensato di fare così:
 
1. Li osservo e li ascolto. Se si ha la pazienza di farlo, li si può conoscere molto meglio :-).
2. Li lascio scegliere. Cerco il più possibile di far decidere loro cosa fare, all’interno di limiti definiti naturalmente, e di non interromperli mentre sono concentrati su qualcosa.
3. Mi sforzo di comprendere quali sono le cose che preferiscono fare, e come desiderano farle.
4. Li sostengo e li incoraggio. Cerco di procurargli ciò che gli serve per svolgere l’attività che gli piace e li sprono a non arrendersi, se i risultati non sono quelli a cui puntavano. 
5. Evito i paragoni. Ogni bambino va paragonato solo a se stesso. Il cuginetto fa meglio di lui? Pazienza.
 
Basteranno queste mosse per scoprire i talenti dei miei bambini? 
 
Vi farò sapere!
 
A presto,
 
Adele

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