Il sostegno a scuola, per tutti

schüler schläft im unterrichtQuest’anno come insegnante mi sto mettendo in gioco in un ambito nuovo, sto sperimentando un approccio diverso a questo lavoro: sono un’insegnante di sostegno. Sono passata dalla gestione di una classe intera a cui cercare d’insegnare una lingua che adoro, il tedesco, all’occuparmi di un solo ragazzo, straniero e arrivato quest’anno, con molti problemi.
 
Sono stata catapultata in un mondo molto diverso da quello che ero abituata a conoscere. Sono passata a un approccio individuale e molto più carico di emotività. Mi sono sintonizzata su un modo d’insegnare più lento, attento all’individualità molto precisa di un ragazzo, ai suoi tempi, ai suoi modi d’imparare, al suo vissuto.
 
Un modo d’insegnare che mi sembra molto più sensato.
 
Quasi mi viene da pensare che ci vorrebbe un insegnante per ogni ragazzo della scuola. Che sarebbe il modo migliore di favorire davvero l’apprendimento di tutti.
 
Prima, occupata a svolgere il programma della mia materia in sei o più classi, a fare verifiche, a correggerle, a gestire la classe e a contenere chi disturbava le lezioni, non riuscivo a cogliere l’individualità dei ragazzi, a capire le loro vere difficoltà, ad aiutarli davvero.
 
Ora posso osservare le dinamiche del gruppo classe con maggior tranquillità e distacco, con occhio più critico, e la trovo un’opportunità molto interessante. 
Mi capita di aiutare anche altri ragazzi della classe, che non hanno l’insegnante di sostegno, ma che mostrano evidenti difficoltà di apprendimento, di attenzione, non certificate da un neuropsichiatra, ma non per questo meno problematiche.
 
Poter parlare a tu per tu con questi ragazzi, poterli aiutare favorendo un apprendimento dai tempi più rilassati, almeno in certi momenti, è un’occasione unica, per me e per loro. C’è la possibilità di parlare con loro e di ascoltarli con attenzione, un’attenzione al singolo che durante una lezione in classe è difficile da mettere in pratica. C’è modo di usare strumenti diversi per favorire l’apprendimento: immagini, video, riassunti, mappe concettuali, ricerche, attività pratiche; ci si prende maggiormente cura della loro sfera emotiva.

Confrontarmi con questo modo di “fare scuola”, in cui c’è attenzione per ogni ragazzo, per i suoi tempi e modi di apprendimento, mi fa pensare – e sognare – un tipo di scuola diverso, come quello elaborato da Maria Montessori, che tanto mi affascina :-).

Un modello di scuola in cui la libera scelta delle attività basata sull’interesse di ogni bambino sta al centro.

Ci sono bambini che si soffermano e imparano meglio e più facilmente attraverso le immagini; altri che preferiscono ascoltare e altri ancora che hanno bisogno di “fare”, di mettere in pratica costantemente ciò che imparano.
Nella scuola tradizionale, spesso tutti sono costretti ad ascoltare per ore qualcuno che parla, seduti e senza potersi muovere. Gli strumenti diversificati, poi, spesso sono limitati, causa spazi e tempi scuola rigidi, oltre che a difficoltà economiche che non permettono alla scuola di investire in nuovi materiali.

La nostra tensione non si porta su tutte le cose indifferentemente, ma su quelle “simpatizzanti” con i nostri gusti. Ci destano interesse le cose utili all’intimità della nostra vita” scriveva Maria Montessori.

C’è chi si interessa ai numeri, chi ai libri, ai giochi di parole, alle storie, chi ama le piante e gli animali, chi si appassiona a costruire testi oppure torri e palazzi, chi si perde a disegnare forme e mescolare colori, chi adora immergersi nella musica.

Tutte le energie umane dovrebbero andare lungo il cammino verso il quale l’interesse dell’anima conduce“.

Sogno una scuola in cui tutti siano “sostenuti”, non solo chi ha una diagnosi elaborata da un medico.

Un sogno possibile?

A presto,

Adele

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