A lezione di autostima

Cheerful smiling child at the blackboard.L’idea di un’attività sull’autostima è nata osservando, con l’insegnante di lettere, alcune situazioni preoccupanti in classe, come quelle di cui ti ho parlato qui.

 

Io stavo proprio leggendo un bel libro sull’argomento: “QAF – quoziente autostima famigliare -” di Alberto Pellai (libro che sicuramente ti consiglio, se t’interessa l’argomento), e così è partito il progetto di dedicare tre ore di lezione a questo tema.
 
Che cosa abbiamo fatto? 
 
Prima di tutto abbiamo discusso con i ragazzi su che cosa sia l’autostima in campo scolastico. In particolare, è emerso che il problema non sta tanto nella valutazione oggettiva che si riceve dall’insegnante – il voto -, ma nella percezione soggettiva, nel modo in cui valuto me stesso attribuendomi meriti e competenze, punti di forza e debolezze.
 
Posso avere anche tutti otto e nove, ma un’autostima medio – bassa!
 
Capacità di gestire i propri impegni scolastici, autonomia e organizzazione nello studio, sentirsi a proprio agio in classe, apprezzati da compagni e insegnanti, il sentimento di potercela fare, anche di fronte a prove impegnative, senza farsi sopraffare dall’ansia. 
Di tutto questo si nutre l’autostima a scuola.
 
Ho poi letto ai ragazzi due dialoghi tra un padre e un figlio, che porta a casa un brutto voto in inglese. La reazione del papà è completamente diversa nei due dialoghi, e influisce in maniera opposta sull’autostima del figlio.
 
Nel primo dialogo la reazione del papà è di rabbia e le parole chiave sono:
“Sei il solito cretino”
“Non sarai mai capace di fare niente nella vita se…”
“Io ai tuoi tempi…”
E anche il figlio, ormai, è convinto di essere un buono a nulla. Un potente attacco all’autostima, quindi, un giudizio senza appello sulla personalità del ragazzo, un’identificazione tra lui e lo sbaglio commesso.
 
Nel secondo dialogo, invece, il padre è dispiaciuto e dice:
“Ahi ahi campione, questa pagina sembra la Waterloo dei compiti in classe”
“Che cosa è successo?”
e ricorda al figlio che “Quando si fa un errore, la cosa più importante è capire perché è successo, così la prossima volta non ci si casca di nuovo”
e conclude con “E se lo desideri, sappi che io sono pronto ad aiutarti”
Grazie a queste parole, il ragazzo sente di potercela fare, perché capisce che il papà continua a stimarlo e rispettarlo.
 
Quello che mi ha colpito è che quasi tutti i ragazzi si sono ritrovati molto di più nel primo dialogo, e si sono lamentati di essere spesso poco compresi e soprattutto poco ascoltati dai loro genitori.
Non incoraggiante, direi.

Qualcuno ha raccontato di provare a parlare con i genitori, ma di ricevere spesso uno “Stai zitto!” come risposta, se non un “Il genitore sono io e quindi ho ragione io!”. 
Stando a quello che dicono i ragazzi, pochi sono in casa i discorsi costruttivi con i genitori, soprattutto in situazioni emotivamente delicate, come può essere il cattivo rendimento scolastico.

Teniamo presente che la scuola è un ambiente che influisce molto sull’autostima dei ragazzi, spesso in modo negativo, purtroppo, e che i genitori sono le figure che in assoluto influiscono di più sulla costruzione di solide basi per la fiducia in se stessi.
Se in entrambi gli ambienti il ragazzo non trova terreno fertile per un confronto sincero e utile, la sua autostima di sicuro ne risentirà.

Dopo la discussione in classe, abbiamo lasciato ai ragazzi un test da fare a casa, per capire quanto sono soddisfatti della propria vita scolastica; durante l’ultima lezione dedicata all’argomento, poi, abbiamo realizzato “L’albero delle competenze“.

I ragazzi hanno disegnato un grande albero su un cartellone, e una foglia per ognuno di loro. Ciascun ragazzo doveva scrivere sulla propria foglia da una a tre delle proprie competenze; cose in cui si sente bravo, che sa fare bene.
Competenze riferite a qualsiasi ambito della loro vita, i loro punti di forza.

Hanno avuto il tempo di pensarci a casa, ma in classe qualcuno aveva ancora dei dubbi si ciò che sa fare bene. Ad ogni modo, abbiamo riempito l’albero di tante belle foglie verdi, e l’abbiamo appeso per ricordare sempre ai ragazzi che “sono capaci“.

Mantenere vivo il senso di competenza è una componente essenziale della fiducia in se stessi.

Abbiamo poi dato ai ragazzi qualche consiglio molto pratico per rinforzare la propria autostima, te ne parlerò lunedì!

Per concludere vedremo un film “Billy Elliot”, per parlare della forza che possono avere i sogni, e di come possono trasformarsi in obiettivi concreti, se ci crediamo davvero 🙂

A presto,

Adele

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2 pensieri su “A lezione di autostima

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