I capricci non esistono!

Cute young surprised boy
Sì, hai capito bene, i capricci non esistono! 
Detta così, sembra una barzelletta. L’inesistenza dei capricci potrebbe essere smentita seduta stante da qualsiasi mamma che abbia un bambino di almeno un anno.
 
Quelli che chiamiamo comunemente “capricci” hanno un nome scientifico: Temper tantrum, ossia scatti di rabbia, improvvisi cambiamenti nel temperamento che ci spiazzano, ci lasciano impotenti e frustrati per la difficoltà, a volte estrema, che troviamo nel risolvere positivamente la situazione.

 
A volte ci innervosiamo talmente che ci viene quasi da piangere, come se non bastassero le urla agghiaccianti di nostro figlio. E ci capita dovunque: a casa, all’asilo, al supermercato, al ristorante, a casa di amici, per la strada. 
 
Eppure, tutto ciò non è reale. I capricci non esistono. I bambini capricciosi, nemmeno. 
 
Il “capriccio” è un nome che abbiamo inventato noi per descrivere una situazione che ci infastidisce, che ci sembra inutile, vuota, priva di senso.
Un capriccio, appunto.
 
In realtà, ogni “capriccio” dei nostri bambini è una forma di comunicazione, che va ascoltata e compresa. Almeno proviamoci :-).
 
Quando me ne sono resa conto, l’atteggiamento verso i miei bambini e le loro intemperanze è cambiato e, soprattutto, è diventato più efficace.
 
Il capriccio nasce dal fatto che il bambino si scontra con la propria incapacità di modellare il mondo e le persone a suo piacimento; si scontra con la rabbia per non saper chiedere ciò che desidera e con la frustrazione di non poter ottenere sempre ciò che vuole.
 
I bambini provano emozioni e sentimenti come noi. La differenza è che non sanno ancora dare loro un nome, non sanno spiegarseli. A tre anni, per esempio, paura e tristezza vengono facilmente confuse.
 
Sta a noi genitori aiutare nostro figlio a identificare le proprie emozioni, a dare loro un nome e a gestirle, senza negarle.
 
E’ inutile dire a un bambino “Non ti devi arrabbiare!”, magari perché a noi sembra un motivo futile.
Le emozioni sono tutte lecite, rabbia compresa, ed è assurdo dire a un figlio (o a chiunque altro) quali sentimenti dovrebbe provare e quali no, nelle diverse circostanze. Pensa se lo facessero con te!
 
Le emozioni sono sempre permesse, sono i comportamenti che non sempre lo sono: picchiare, mordere, lanciare oggetti non deve essere permesso al bambino. In questi atteggiamenti va certamente contenuto.
 
L’emozione però va espressa, non repressa. E nel capriccio tuo figlio esprime un’emozione, in un modo che ti irrita, che non ti piace, che ti fa arrabbiare.
 
Prova a fare due cose: calmati, respirando a fondo e mettendoti in “modalità ESC”, e chiedi a tuo figlio: “Come posso aiutarti?” Io lo faccio e i risultati li vedo.
A volte, il “capriccio” è solo una richiesta d’affetto, oppure la voglia di fare qualcosa da solo, o in un modo diverso.
 
Pian piano il bambino imparerà a risponderti, a farti capire la sua esigenza.
Non è detto che tu possa soddisfarla, ma puoi certamente mostrare comprensione. E questo per tuo figlio è già moltissimo 🙂
 
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A presto, 
 
Adele
 
 

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