6 modi per dire “No” a tuo figlio.

Woman berates crying baby

Se hai figli, soprattutto se sono piccoli, è probabile che la gestione dei “No” faccia parte della routine quotidiana. 

 
Sono convinta che di “No” molto spesso se ne dicano troppi, con il rischio che la comunicazione diventi del tutto inefficace.
 
Sai in quanti modi puoi dire “No” a tuo figlio? Almeno sei:

 
1. Direttamente: “No, lì, no”; “No, non toccare la pentola!” “No, quello non si fa”. Continue indicazioni su ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è permesso e ciò che non lo è. 
 
2. Semi-direttamente: quando al “No” aggiungi una spiegazione a quello che neghi o permetti. 
“Non toccare la pentola perché ti scotti!”
“Mangia le zucchine perché ti fanno bene”
“Basta videogiochi, perché ti rimbambisci”
“Non correre perché puoi cadere”
 
A volte pensiamo che dando una spiegazione del nostro “No” – o “Sì” – al bambino, lui capirà e se ne farà una ragione. In realtà, spesso le motivazioni razionali non servono, soprattutto da 0 a 7 anni, quando il bambino ha bisogno di farsi guidare dall’istinto e dal suo “sentire”, per procedere correttamente verso la sua autonomia. 
Avrà tempo per attivare la razionalità e sviluppare le capacità di analisi e astrazione.
 
3. Indirettamente. Puoi dire “no” con lo sguardo gelido, l’atteggiamento, il “fumo che ti esce dalle orecchie” quando tuo figlio fa qualcosa che disapprovi – corre, dice parolacce, rompe qualcosa – oppure dire “sì” con un sorriso, uno sguardo dolce, un abbraccio quando fa qualcosa che ti fa piacere – riordina i giochi, mangia tutto il minestrone, prende un bel voto a scuola.
 
4. Facendo paragoni: “Giulia è così tranquilla, tu invece sei sempre super agitato”; “Paolo ubbidisce sempre alla mamma, tu non mi ascolti mai”. 
Queste frasi sottintendono naturalmente “Così come sei non vai bene, voglio che tu sia sempre tranquillo e ubbidiente”.
 
5.Emettendo giudizi: “Che bello quel bambino con i jeans e la camicia!”, “Che brava Anna, è arrivata prima alla gara di nuoto!”, “Tu invece sei andato lento come una lumaca!”.
Cosa fa capire a tuo figlio tutto questo? Che sarebbe meglio arrivare primi, non essere lenti, e vestirsi con jeans e camicia, piuttosto che con i vestiti comodi che lui vuole sempre indossare.
 
Al Liceo, avevo una compagna che dopo ogni compito in classe veniva interrogata dal papà sui voti presi dagli altri, per poi paragonarli con il suo. 
Ero infastidita io per lei (considerando poi che sono contraria ai voti!!!)
 
Che senso ha fare paragoni? Ogni bambino è unico! Tutti lo sappiamo, ma poi il confronto lo facciamo sempre, magari davanti a lui. Hai presente come ci si sente mortificati da un confronto in cui si esce perdenti? Ti piacerebbe che, per esempio sul lavoro, i tuoi superiori ti paragonassero ai tuoi colleghi, magari davanti a tutti, per farti notare la tua inferiorità?
 
Un senso di profonda umiliazione, ecco che cosa prova il bambino. 
A una certa età, poi, il paragone sa farlo anche da solo, non c’è proprio bisogno che tu rincari la dose.
Il messaggio che passa a tuo figlio è che “Per la mamma (o il papà) non sono all’altezza, quello che faccio non è sufficiente, io non gli basto, gli altri sono migliori di me”. 
 
Tuo figlio capirà che per essere amato deve essere come tu lo vuoi, perché così com’è non va bene.
 
6. Etichettando e lamentandoci: “Uffa, non ho proprio voglia di andare a lavorare”, “Che barba, stasera vengono Lucia e Pietro a cena”, “Noooo, oggi piove che noia!”
Spesso dici queste cose senza accorgertene perché, purtroppo, siamo abituati a lamentarci e commentare negativamente, in continuazione.
Non è “Tanto per parlare”, però, perché con questi commenti comunichiamo negatività e sterilità ai nostri figli: “Il lavoro è un impegno fastidioso, avere gente a casa è una scocciatura, la pioggia rende brutta la giornata.
 
Nemmeno io amo la pioggia, ma quando piove dico sempre sorridendo ai miei bambini “Oggi è una bella giornata di pioggia”. Ed è vero, se vuoi puoi trascorrere una splendida giornata anche se piove!
 
Con questi commenti sterili influenzi tuo figlio, facendogli percepire la realtà secondo il tuo punto di vista – negativo -, e non secondo la sua prospettiva personale.
E tu quanti e quali NO dici a tuo figlio? 

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 A presto,

Adele
 
 

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