E se mio fratello fosse disabile?

crescere con fratelli disabili

La disabilità in famiglia è un tema molto delicato, in cui entrano in gioco i sentimenti e le emozioni, a volte contrastanti, di tutti i componenti. Di solito si riflette su ciò che provano e su come vivono i genitori nel rapporto quotidiano con un figlio disabile; prova però a pensare alla relazione tra fratelli, di cui uno disabile. Quali fattori entrano in gioco in questo caso?

Ne ho parlato con la Dott.ssa Valentina Fruschera, un’amica psicologa clinico dinamica e psicologa giuridica, che si sta occupando di un progetto che intende offrire uno spazio in cui i fratelli/sorelle di pazienti disabili possano esprimere le emozioni che caratterizzano questa speciale relazione fraterna.

Il progetto si chiama infatti “Crescere con un fratello disabile”.

Com’è nato il progetto, Valentina?

Il progetto nasce a seguito di una ricerca, condotta tramite l’Università di Padova e l’ospedale civile di Padova, volta ad indagare le difficoltà psicologiche e la qualità di vita di fratelli/ sorelle di pazienti affetti da Spina Bifida. Dato che questa rappresenta una patologia molto invalidante sia a livello fisico che psichico, si è giunti alla conclusione che i risultati ottenuti potessero essere un buon indice descrittivo anche di situazioni relative ad altre patologie. Il progetto quindi nasce con lo scopo di offrire uno spazio in cui i fratelli/ sorelle di disabili possano esprimere le loro emozioni, al fine di perseguire un miglioramento emotivo e quindi anche famigliare.

Qual è stata la tua esperienza diretta con pazienti disabili?

Ho avuto esperienza sia con preadolescenti affetti da sindrome autistica grave, sia con ritardo mentale. Inoltre, per comprendere al meglio la patologia della Spina Bifida, ho fatto alcune osservazioni durante le visite neuropsichiatriche con bambini affetti dalla patologia. Entrambe le esperienze sono state emotivamente forti ma nonostante questo rafforzanti, poiché personalmente hanno sviluppato in me una necessità di aiutare loro e le loro famiglie.

Quali sono i dati più significativi emersi dalla ricerca?

Tra i dati più significativi indubbiamente ci sono i sentimenti che maggiormente descrivono lo stato d’animo dei fratelli di disabili, quindi: paura, sensi di colpa, sofferenza, rabbia; ma contemporaneamente anche sentimenti di unione e calore familiare.

Inoltre è emerso che, a differenza del gruppo di controllo (cioè di coloro che hanno partecipato alla ricerca avendo fratelli senza alcuna patologia), i fratelli di disabili presentano maggiori difficoltà per quanto riguarda l’indice fisico, piuttosto che mentale. Questo presumibilmente perché, essendo a diretto contatto con la disabilità e quindi spesso con difficoltà fisiche, le proprie vengono percepite come secondarie.

Che cosa ti ha stupito di più?

Il dato che mi ha interessata positivamente riguarda la discrepanza rilevata tra lo stato emotivo personale (identificato spesso come sofferente) e il ricordo dell’atmosfera famigliare (identificata spesso come calorosa, positiva). Questo dato è stato interpretato come una necessità da parte della famiglia di restare uniti, coesi, per far fronte ai problemi collegati alla disabilità nel modo più adeguato possibile.

A chi è rivolto il progetto e come si articola?

Il progetto è rivolto a fratelli/ sorelle e genitori di disabili che vogliono lavorare sulle emozioni che la convivenza con la disabilità porta con sé. Il progetto è destinato a fratelli dai 3 anni in su e viene inoltre previsto un gruppo specifico per i genitori.

Il progetto è costituito da un totale di 7 incontri che si svolgeranno ogni 15 giorni. Inoltre, per i fratelli minorenni è previsto un incontro, precedente all’inizio del progetto, con i genitori.

Grazie Valentina!

Chiunque fosse interessato a partecipare al progetto, può contattare la Dott.ssa Fruschera al numero 392. 624. 11. 67.

A presto,

Adele

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *