Come insegnare le buone maniere ai bambini

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Può sembrare una questione d’altri tempi, ma imparare ed esercitare le cosiddette “buone maniere” ci permette di vivere più serenamente con gli altri, di fare una buona impressione, di mantenerla, e di creare intorno noi un clima di gentilezza.

Certo, è fondamentale che le buone maniere facciano parte di noi come un naturale modo di essere, non come un comportamento artificioso imposto dall’esterno e che mettiamo in pratica solo per entrare nelle grazie di qualcuno.

Come fare perché questo accada? Cominciare fin da piccoli!

Nelle scuole Montessori ci sono vere e proprie “lezioni di cortesia e buone maniere”, che fanno parte a tutti gli effetti del curriculum scolastico: come stringere la mano, salutare un amico, congedarsi da qualcuno, non interrompere chi è impegnato, dire “no, grazie” con gentilezza; come parlare nei luoghi chiusi e all’aperto, come giocare lealmente, come chiedere scusa e come risolvere i conflitti pacificamente.

Come fare per insegnare queste cose? Ecco i consigli di Tim Seldin, Presidente della Fondazione Montessori:

Il primo passo è spiegare in modo semplice la situazione e mostrare il modo giusto di affrontarla. Quindi, fare pratica insieme al bambino, mettendo in scena la sequenza di eventi. Per funzionare bene, queste “lezioni” devono essere brevi e non devono mai mettere in imbarazzo o punire il bambino se sbaglia.

Per esempio, se hai un figlio che in casa tende abitualmente a urlare, dovrai mostrargli come mantenere un tono di voce più basso, che non disturbi gli altri. Per prima cosa, non sgridarlo; chiedigli invece gentilmente, ma fermamente, di parlare a voce più bassa.

Poi, trova un momento in cui entrambi siete tranquilli e insegnagli qual è il tono corretto da usare quando siamo in casa.

Usa un linguaggio semplice e mostragli ciò che intendi dire. Potresti spiegargli che c’è una voce da usare “al chiuso” e una “all’aperto”. Quando siamo all’aperto, in grandi spazi, potremmo fare fatica a sentire quello che gli altri dicono e quindi dobbiamo usare un tono di voce più alto, senza che questo crei disturbo; in casa, invece, chi urla infastidisce gli altri, quindi il tono da usare è più basso.

Come mostrargli ciò che intendi dire? Prova a parlare a voce molto alta e chiedigli: “Che tipo di voce sto usando? Quella “al chiuso” o “all’aperto?”. Poi abbassa il tono e parla normalmente, chiedendogli ancora “E adesso che voce sto usando?”

Naturalmente, come in tutte le cose, ciò che vale di più è l’esempio, il nostro esempio e quello di fratelli, sorelle e amici. Se i bambini vivono in un ambiente fatto di gentilezza, impareranno con naturalezza a comportarsi di conseguenza.

Dato che i bambini sono profondamente influenzati da chi vive con loro e in generale negli ambienti che frequentano, Seldin consiglia di fare molta attenzione alle persone con cui i figli passano il proprio tempo. Per esempio, sarebbe bene evitare – o ridurre al minimo – il tempo trascorso in gruppi numerosi e caotici, dove i bambini sono di solito sovra stimolati e tendono a comportarsi in modo più rude e chiassoso.

È possibile scegliere gli amici con cui i nostri figli trascorrono le giornate? Non sempre, ma anche in questo caso Seldin consiglia di orientarli a frequentare bambini e quindi famiglie in cui la cortesia, il rispetto e l’attenzione verso gli altri sono “di casa”, per rafforzare ancora di più in loro una naturale gentilezza d’animo e di modi, di cui abbiamo tanto bisogno…

Che ne pensi?

A presto,

Adele

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