Il quattrenne e la richiesta che ti sfianca

capricci mamme imperfette

È arrivata puntuale, appena arrivati a casa dopo l’asilo, e dopo aver fatto la merenda fuori casa. Cosa? la richiesta di “Tre pan di stelle” per merenda, a merenda già conclusa e alle 17 passate. Già, perché i miei figli, soprattutto il piccolo (quasi quattro anni), considerano la merenda fuori casa non una vera merenda, ma un assaggio di quella vera, che si fa a casa.

Marco ha una passione smisurata per il cioccolato, che mangerebbe a colazione, pranzo e cena.

“Mamma, io sono sempre affamato di cioccolato!!” è la sua giustificazione.

Naturalmente dobbiamo bloccare il divoratore di cioccolato, comprandone poco e dandogliene a piccole dosi, nei momenti opportuni. Cosa, tra l’altro, di non semplice attuazione, vista la sua intraprendenza nell’arrampicarsi sui mobili della cucina, aprendo ante e cercando avidamente la sua preda.

Sta di fatto che proprio ieri mattina avevo parlato col papà di queste continue richieste di Marco, che si innervosisce non appena le cose non vanno come lui vorrebbe o non gli si dà ciò che desidera. Smettiamola di dirgli “Calmati!” o “Smettila!” e proviamo a metterci nei suoi panni, a essere empatici, e ad ammettere i suoi desideri, almeno nella fantasia.

Lo spunto me l’ha dato il libro “Come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino” in cui, guarda caso, c’è proprio l’esempio di un bambino che chiede un pan di stelle alla sua mamma. In quel caso la mamma non ha i biscotti e per questo non può soddisfare la richiesta, io invece li avevo ma non era il momento di concederglieli.

Insomma, mi sono concentrata e ho provato a seguire i consigli del libro, dicendo

“Ti piacciono tanto i pan di stelle, vero?”

“Sì, mamma!”

“Ti piacciono perché sono al cioccolato, giusto?”

“Sì, io sono sempre affamato di cioccolato!”

e poi ho ammesso i suoi desideri nella fantasia:

“Ti piacerebbe avere una casa fatta di pan di stelle?”

“Sì, che bello!!!”

“Oppure un camion pieno di biscotti sempre in giro per casa?”

“Ahahahah sì mamma!”

“Anche a me piace il cioccolato, sai? Ma se ne mangio troppo mi viene il mal di pancia!”

“Eh già!”

E se ne va in sala a giocare. Finita qui? No! Il piccolo ci ha riprovato per un’ora buona, a intervalli di 5 – 10 minuti. Tutte le volte ho usato la stessa tecnica empatica, resistendo tenacemente all’istinto di urlare e dirgli il solito “Smettila!”

mazlish faber

Beh, alla fine ha funzionato, senza che lui andasse in crisi e senza ottenere gli agognati pan di stelle…

Il fatto è che, purtroppo, il linguaggio dell’accettazione non sempre viene spontaneo al genitore, più abituato a ricorrere a minacce, urla e punizioni.

Ci possiamo abituare, però :-). L’empatia, il mettersi nei panni di nostro figlio per capire davvero cosa prova, è semplice quando si tratta di condividere un momento felice; è più complicato quando ci confrontiamo con la rabbia, la tristezza o la frustrazione dei nostri bambini. Magari l’approccio richiede più sforzo all’inizio, ma credo che la strada dell’empatia e dell’accettazione sia quella giusta. Io ci riprovo tutti i giorni, e tu?

A presto,

Adele

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