I “terribili due anni”: più facili con l’intelligenza emotiva

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Tutti abbiamo sentito parlare dei “terrible twos”, i terribili due anni, e probabilmente ognuno di noi ne ha avuto, o ne sta avendo proprio ora, un’esperienza unica, come unico è ogni bambino.

Ci sono però delle caratteristiche che in effetti accomunano i bambini di questa età, e che li portano spesso ad assumere comportamenti difficili da gestire – e sopportare – per un genitore. Per esempio, a quest’età, in generale da uno a tre anni, i bimbi sviluppano il senso di se stessi e iniziano a esplorare la propria autonomia; diventano più decisi e non seguono le nostre regole; cominciano a dire spesso “No!”, “Mio!”, “Faccio io!”, in modo piuttosto perentorio; iniziano a interessarsi agli altri bambini, anche se non hanno ancora la capacità di giocare davvero insieme a loro.

In questa fase così delicata, noi genitori veniamo messi a dura prova e ci chiediamo che cosa possiamo fare per gestire al meglio la situazione a aiutare nostro figlio ad attraversare serenamente questi momenti.

Sai che cosa può esserci d’aiuto? L’intelligenza emotiva.

Essere delle buone guide emotive per i figli è particolarmente importante proprio quando loro si trovano in balia di emozioni negative che non riescono a gestire in modo efficace. Esattamente quello che succede nei “Terribili due anni”, quando il bambino può provare rabbia e frustrazione perché le cose non vanno come lui vorrebbe e perché non riesce a essere autonomo quanto desidera.

La ricerca dell’autonomia è un percorso travagliato :-). Che cosa possiamo fare in concreto per aiutare i nostri bimbi? John Gottman, nel suo bellissimo “Intelligenza emotiva per un figlio”, ci dà qualche consiglio molto efficace:

1. Lasciali scegliere, quando è possibile. Mentre tuo figlio cerca di affermare se stesso e la sua indipendenza, gli capita di vivere situazioni in cui sente di non aver nessun controllo sulla propria vita. Non credi possa essere frustrante? Imporgli sempre e comunque le nostre scelte, senza nemmeno pensare di fermarci ad ascoltare la sua versione, è controproducente.

Perché non dargli la possibilità di scegliere, per esempio, tra due magliette, tra due merende, due percorsi per la passeggiata? A volte castriamo in nostro figlio la voglia di fare da solo, unicamente perché siamo di fretta, come al solito. Non potremmo invece spendere qualche minuto in più per “lasciarlo fare”, che si tratti di vestirsi, mettere a posto qualcosa, mangiare o altro?

2. Aiutiamoli a dare un nome a ciò che provano. Da uno a tre anni, i bambini non sono in grado di mettersi dal punto di vista di un’altra persona e non riescono a capire che qualcuno possa pensarla diversamente da loro.

Prendiamo per esempio i conflitti tra i bambini per l’uso dei giocattoli. Non ti è mai capitato di sgridare tuo figlio perché prende senza permesso il gioco di un altro bambino e non vuole più restituirlo? Ecco, c’è da tenere presente che le regole di proprietà, a questa età, sono molto chiare:

a. Se lo vedo io, è mio

b. Se è tuo e io lo voglio, è mio

c. Se è mio, è mio per sempre

Capisci perché per tuo figlio è normale volere qualunque cosa gli piaccia? In questi casi, possiamo aiutare il bambino a riconoscere la rabbia o la frustrazione che prova in quel momento, dicendo magari “Sei arrabbiato quando quando qualcuno ti prende la macchinina!” e cercando poi di introdurre il concetto di giocare a turno con lo stesso giocattolo. Non aspettiamoci grandi slanci di generosità, però ;-).

E se sia arriva alle mani? Soccorriamo e offriamo conforto al malcapitato, che sia nostro figlio o meno, per far capire all’aggressore che gli altri non si picchiano.

3. Incoraggia il gioco simbolico. Da uno a tre anni i bambini mostrano un interesse sempre più vivace per questo tipo di giochi, in cui imitano comportamenti che hanno osservato in famiglia. I piccoli acquisiscono e conservano nella mente i ricordi di azioni ed eventi, che poi riutilizzano nell’imitazione: farsi la barba, cullare o sgridare la bambola, cucinare, pulire, parlare al telefono.

In questi giochi i bambini “agiscono” le emozioni e ci ricordano che stanno imparando a gestirle proprio osservando come lo facciamo noi e gli altri che li circondano.

Mentre i nostri figli crescono, i cambiamenti si succedono molto velocemente e non sempre è facile stare al passo. Una cosa che non cambia, però, c’è ed è il bisogno di ogni bambino di stabilire un legame emotivo sano con adulti attenti e affettuosi.

C’è da lavorarci ogni giorno :-).

A presto,

Adele

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