Sai da dove parte la Buona Scuola?

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In una tiepida giornata primaverile, poco tempo fa, io e il papà imperfetto siamo andati alla scuola  che il nostro cinquenne frequenterà a settembre per parlare con la direttrice; di che cosa? Di lui, di Fabio.

Abbiamo trascorso circa mezz’ora a discorrere con lei del nostro bambino, partendo da una descrizione fatta da noi in base alle sue caratteristiche generali e quindi rispondendo a una serie di domande, volte a capire meglio quali sono i suoi comportamenti e atteggiamenti abituali.

Sembra scontato dire che i genitori conoscono il proprio figlio meglio di chiunque altro, ma dopo alcune domande io e il papà ci siamo guardati come per dire

“Tu che diresti? Io ci devo riflettere un po’!”.

Per esempio, la direttrice ci ha chiesto se Fabio mostra caratteristiche da leader nel rapporto con i pari e sul momento non sapevo davvero che cosa rispondere; a quel punto ho pensato a diverse situazioni in cui l’ho osservato giocare con gli amici e ho elaborato una risposta che ha chiarito le idee prima di tutto a me stessa.

Lei prendeva appunti e noi, attraverso le sue domande, riflettevamo su nostro figlio e in qualche modo era come se lo osservassimo “da fuori”, con un atteggiamento più obiettivo di quanto di solito si faccia – o si riesca a fare – con i figli. Ho avuto l’impressione che stessimo imparando noi stessi, per primi, qualcosa in più su Fabio.

Alcune delle domande sono state:

– Come reagisce alla frustrazione, magari quando non riesce a fare qualcosa?

– Che rapporto ha con il fratellino?

– Quali sono i suoi giochi preferiti?

– Ama fare giochi di ruolo?

– È autonomo nel lavarsi, vestirsi, mangiare?

– Come affronta le novità?

– Come si pone nei confronti degli adulti?

– Quali attività lo interessano maggiormente?

E altre di questo tenore.

La Buona Scuola, secondo me, inizia da qui. Dalla volontà di conoscere il bambino nella sua unicità, nei suoi tratti peculiari e nelle sue incongruenze e contraddizioni, dato che è una persona in via di sviluppo, con un mare di possibilità per tirare fuori il meglio di ciò che è e per  diventare la persona che desidera diventare.

Nel Piano dell’Offerta Formativa della futura scuola di mio figlio si legge che:

Il metodo con cui si declina la proposta didattica è strutturato a partire:

– dal rispetto per ciò che il bambino è, conosce, sa fare;

– dalla stima per le sue possibilità;

– dalla fiducia e dall’effettiva speranza in lui;

– dalla cura posta alla forma, intesa come contesto ordinato da regole semplici ed essenziali. Così intesa, la cura della forma del luogo scolastico come di ogni particolare è tesa alla comunicazione e al riconoscimento del bello;

– dall’attenzione posta all’esperienza, intesa come condizione metodologica fondante il crescere e l’ imparare, condizione che rispetti la prevalenza di ciò che è sensibile, percettivo, concreto in quanto favorente lo sviluppo dell’intelligenza, della capacità di concettualizzazione, dell’affettività.

Tale metodo è reso possibile dalla presenza di un maestro in rapporto con ogni bambino della classe.

Queste parole mi entusiasmano, e se si tradurranno in realtà concreta, visibile, mio figlio avrà un’enorme fortuna. Ve lo saprò dire quando inizieremo concretamente questa esperienza, quando Fabio inizierà la sua nuova avventura a scuola 🙂

Se queste belle cose si caleranno davvero nella quotidianità della scuola, in classe ogni giorno, potremo davvero dire che questa è la Buona Scuola, su cui si fonda tutto il resto.

A presto,

Adele

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