Basta punizioni, ecco 7 alternative

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A tutti è capitato almeno una volta di ricorrere a una punizione con i figli, o almeno di pensare di doverlo fare. Io di fondo sono contraria all’uso delle punizioni, perché sono convinta che abbiano una validità solo “di facciata”, che non risolve il problema e, anzi, ne crea degli altri.

Se le punizioni fossero davvero efficaci, non avremmo più bisogno di darne, non ti pare? Nè a casa, né a scuola. Il problema si risolverebbe alla prima punizione inflitta. E invece? Invece bisogna continuare a punire!

A volte ci viene naturale ricorrere alle punizioni, perché è il modo in cui noi siamo stati educati. Semplicemente, alcune frasi e modi di fare sono automatici per noi; qualche volta siamo convinti della bontà di ciò facciamo e diciamo, qualche volta siamo pieni di dubbi.

Ma perché puniamo i figli?

Adele Faber e Elaine Mazlish, autrici di “Come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino”, lo hanno chiesto moltissime volte ai genitori che frequentano i loro corsi sulla comunicazione genitore – bambino e hanno ottenuto risposte come:

“Se non li punisci, i ragazzi potrebbero cercare di farla franca anche con l’omicidio!”

“A volte sono così frustrata che non so che altro fare”

“Se non lo punisco, mio figlio come potrà imparare ciò che è giusto e sbagliato?”

“Lo punisco perché è l’unico modo che capisce”

Quando però agli stessi genitori viene chiesto cosa provavano quando da piccoli venivano puniti, rispondono così:

“Odiavo mia madre”

“Volevo fargliela pagare, poi mi sentivo in colpa”

“Mio padre ha ragione, sono cattivo e me lo merito”

“Fantasticavo di ammalarmi gravemente e farli soffrire, per vendicarmi”

“Sono cattivi, lo farò di nuovo e non mi beccheranno!”

Insomma, le punizioni in realtà non risolvono il problema e fanno nascere sentimenti di odio, vendetta, sfida, colpa, sensazione di non valere nulla, resa, fuga.

Quindi, cosa fare?

Haim Ginott, psicologo e psicoterapeuta israeliano, formatore di genitori e pioniere di nuove tecniche per comunicare con i bambini che sono ancora oggi alla base dello sviluppo dell’intelligenza emotiva, sosteneva che

Un bambino dovrebbe sperimentare le conseguenze del suo comportamento scorretto, ma non la punizione. In una relazione d’affetto non ci dovrebbe essere spazio per la punizione.

Secondo Ginott, la punizione è una distrazione: invece di essere dispiaciuto e pensare a come rimediare, il bambino punito medita la vendetta e non vive la fondamentale elaborazione interiore che lo porta ad affrontare il comportamento sbagliato.

Posto che l’ideale sarebbe lavorare sulla prevenzione dei comportamenti da punire, una volta che il fatto è compiuto, chiediamoci:

Come riuscire a far vivere a un bambino le conseguenze del suo comportamento, senza punirlo?

Immagina di essere con tuo figlio che fa capricci e corre come un pazzo al supermercato, una situazione che credo tutti abbiamo vissuto almeno una volta…

Ecco 7 alternative alle punizioni da utilizzare nel momento in cui avviene il comportamento inadeguato, consigliate dalla lunga esperienza di Faber e Mazlish:

1. Far notare un modo per essere d’aiuto.

Esempio 1: davanti a tuo figlio che fa scenate e capricci, invece di dirgli “Vedrai cosa ti fa papà quando glielo dico!”, prova con “Mi sarebbe d’aiuto se tu scegliessi tre belle mele da comprare”.

2. Esprimere forte disapprovazione, senza aggredire.

Esempio 2: davanti al bambino che corre come un pazzo, invece di un “Ti stai comportando come un animale! stasera niente cartoni!”, prova con “Questo proprio non mi piace! I bambini che corrono nelle corsie disturbano gli altri clienti”.

3. Dichiarare le tue aspettative.

Esempio 3: in questo caso agisci preventivamente, dichiarando a tuo figlio, prima di uscire di casa, come ti aspetti che lui si comporti.

4. Mostra al bambino come riparare.

Esempio 4: se correndo tuo figlio fa cadere una bottiglia da uno scaffale e questa si rompe, invitalo ad avvertire un addetto del personale del danno fatto.

5. Proponi un’alternativa.

Esempio 5: invece di minacciare “Se ti becco ancora a correre, le prendi!”, digli “Luca, non si corre. Puoi camminare oppure sederti nel carrello, decidi tu.”

6. Agisci.

Esempio 6: invece di fermare il bambino e sculacciarlo, prendilo in braccio e mettilo con decisione nel carrello, dicendo magari “Allora hai deciso di stare nel carrello”.

7. Lasciagli sperimentare le conseguenze delle sue azioni.

Se tuo figlio si comportasse così male da costringerti ad uscire dal supermercato, cosa fare? Il giorno dopo, senza fare prediche, puoi fargli provare le conseguenze delle sue azioni, per esempio, impedendogli di venire con te a fare la spesa, anche se insiste.

Davanti a un “Mamma, mi dispiace, posso venire?”, puoi rispondere con “Ci saranno altre occasioni, Luca. Oggi no, vado da sola.” con voce ferma e serena.

Di sicuro qualche alternativa l’hai già sperimentata, vero? Quale funziona meglio per te?

A presto,

Adele

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