Sviluppare l’autostima con i giochi rompighiaccio

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Qualche tempo fa abbiamo parlato dei giochi cooperativi e della loro capacità di favorire l’autostima dei partecipanti. Si tratta di giochi semplici e non competitivi, che incoraggiano in modo divertente a prendere consapevolezza di sé, con il vantaggio di evitare la pressione esercitata dalla valutazione dei pari.

Già, perché quando ci troviamo con altre persone è normale non sentirsi pienamente a proprio agio e provare una tensione che spesso deriva dalla nostra paura della valutazione; in pratica, la nostra preoccupazione relativa a come gli altri ci valuteranno influirà sulle nostre azioni e prestazioni.

I giochi cooperativi nascono come giochi non competitivi, ma a volte, a seconda del gruppo dei partecipanti, possono essere svolti in modo competitivo e quindi minacciare l’autostima dei bimbi più fragili. Per questo, quando si propongono questi giochi occorre prestare molta attenzione all'”ambiente emozionale” in cui il gioco si svolge.

Nel libro di Deborah M. Plummer “Laboratorio autostima” ho trovato molti esempi di questo tipo di giochi, che possono essere proposti per esempio a scuola o durante una festa. In particolare, oggi vorrei farti due esempi dei cosiddetti giochi rompighiaccio, da realizzare magari quando i bambini non si conoscono tutti tra di loro o se un nuovo bambino entra a far parte di un gruppo già costituito.

Questi giochi di riscaldamento aiutano i bambini a sentirsi a proprio agio nel gruppo, a interagire tra loro e a sentirsi riconosciuti dagli altri partecipanti. In pratica, servono ai bambini per farli sentire davvero parte del gruppo e contribuiscono a creare l’identità del gruppo stesso.

Ecco qualche esempio:

1. CORRI IN CERCHIO

Si può proporre dai 5 anni in su, è adatto a piccoli gruppi ed è prevalentemente non verbale.

Si tratta di un gioco che l’anno scorso è stato proposto nella scuola dell’infanzia dei miei bambini durante la festa di fine anno :-).

Questo gioco aiuta a sviluppare la capacità di

  • Rispettare i turni
  • Cooperazione
  • Auto consapevolezza
  • Concentrazione

Come si gioca?

Si sceglie un bambino che deve dare inizio al gioco (magari facendo la conta o estraendo il suo nome) e che chiameremo Bambino A. Gli altri bimbi sono in piedi e formano un cerchio chiuso. I bambini sono rivolti verso il centro. Il Bambino A cammina lentamente intorno all’esterno del cerchio e bussa sulla spalla di un altro bambino. Il bambino prescelto ( Bambino B)  e il Bambino A corrono in direzione opposta intorno al cerchio e cercano di raggiungere per primi il posto lasciato libero dal bambino prescelto (B). Chi arriva per secondo cammina intorno al cerchio e sceglie un altro giocatore sempre bussando sulla spalla.

Variazioni possibili?

Invece di correre, i giocatori possono saltare in direzione opposta per raggiungere il posto libero.

Quali riflessioni stimola nei bambini?

Per esempio, cosa fai quando vuoi unirti a un gruppo di bambini che sta già giocando o lavorando insieme? Cosa potresti dire al gruppo? Quando è più facile unirsi a un gruppo? Quando invece è più difficile?

2. LA NOSTRA STORIA

Anche questo gioco adatto dai 5 anni, per piccoli gruppi e prevalentemente non verbale.

Aiuta a sviluppare la capacità di

  • Autocontrollo
  • Auto consapevolezza
  • Ascolto
  • Concentrazione

Come si gioca?

L’adulto che coordina il gioco inventa una breve storia sul gruppo dei partecipanti, usando il nome di ogni bambino almeno tre volte. Quando viene pronunciato il nome di un bambino, questo si alza, fa tre giravolte e un inchino. Quando il coordinatore del gioco dice invece “Tutti i bambini”, oppure “tutti”, tutti i bambini si alzano, fanno tre giravolte e l’inchino.

La storia può essere ambientata a scuola, al parco giochi, o in un altro ambiente di fantasia e raccontare eventi che coinvolgono i bambini in prima persona.

Per esempio: “Era il primo giorno di scuola e tutti i bambini aspettavano contenti in cortile. La maestra chiese a Luca e Sara di andare a prendere i gessetti colorati; entrando a scuola, incontrarono Marco e Giulia, che avevano portato un libro per Marta e…”

Variazioni possibili?

Al richiamo, usare una risposta che richieda poco o nessun movimento, oppure usare degli strumenti musicali da suonare appena si sente il proprio nome.

Invece del nome del bambino, potreste usare i nomi degli animali; ogni bambino ne sceglierà uno, riproducendone il verso quando l’animale viene nominato, e la storia potrebbe essere ambientata allo zoo.

Quali riflessioni stimola nei bambini?

La parola che ognuno di noi preferisce sentire è il proprio nome… Per questo, pronunciare il nome di qualcuno è un modo efficace di catturarne l’attenzione. Che cosa puoi fare quando vuoi dire qualcosa a qualcuno che non ti sta ascoltando? che cosa non puoi fare?

Ti è mai capitato di proporre questi giochi, o di vedere bambini che giocavano in questo modo?

L’autostima si può rafforzare anche divertendosi, e meno male!

A presto,

Adele

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