Cosa dovrebbe sapere una mamma appena nata

mamme imperfette

“Ma dove cavolo è il mio istinto materno???”

Quando è nato Fabio mi sentivo onestamente l’unica mamma che ne fosse sprovvista, e invece…

Invece avrei dovuto avere la tranquillità necessaria per capire che la cosa importante era una e una soltanto: sintonizzarmi sulle emozioni del mio bambino.

Tuttavia, presa tra tecniche di allattamento, pannolini, bagnetto, cordone ombelicale e mille consigli non richiesti, mi sono concentrata poco su ciò che era essenziale. Il pianto del neonato mi sembrava incomprensibile, le emozioni confuse, i cambiamenti all’ordine del giorno.

Quando pensavo di aver capito i ritmi del bambino, ecco che cambiavano ancora!

Avrei forse dovuto concentrarmi meno sui pannolini e più sulla mia intelligenza emotiva, e su quella del mio bambino.

Perché? perché sapere come procede lo sviluppo emotivo nelle varie fasi di crescita, sapendo ciò che è normale e ciò su cui puntare, ti rende un po’ più semplice la vita da neo mamma.

Che cosa accade nei primi mesi?

Da 0 a 6 mesi il bambino impara a riconoscere ed esprimere le emozioni attraverso due strumenti: l’osservazione e l’imitazione.

Agli adulti viene spontaneo utilizzare il cosiddetto “Baby talk”, fatto di voci buffe e toni esagerati, che in effetti funzionano, perché attirano l’attenzione del neonato e lo incoraggiano ad attivarsi.

Con i bimbi così piccoli spesso ci troviamo a intrattenere dialoghi non verbali, utilizzando un’ampia varietà di espressioni del viso, e in cui ci si imita reciprocamente. Sono dialoghi ricchi di emozioni, che soprattutto fanno capire al bambino che c’è qualcuno che lo capisce e che si interessa davvero a lui.

Se osservi un bambino di tre mesi, per esempio, ti accorgi che è molto interessato a interagire con gli altri, mettendoci tutte le sue emozioni. Sono stati fatti anche esperimenti, come quello dello “Still face” (cioè il “volto immobile”), che ha confermato la voglia di comunicare del bambino:

se la mamma lo guarda impassibile, il bimbo cerca di cominciare la “conversazione” con smorfie e espressioni curiose almeno 4 volte, prima di rinunciare.

Proprio con questi primi dialoghi imitativi inizia la comunicazione emotiva con i figli.

E quando questi dialoghi sono carenti o mancano?

Gli studi hanno mostrato che per esempio le mamme depresse hanno bambini che rispecchiano i loro sentimenti di tristezza, irritabilità, rabbia, scarsa energia. Ed è soprattutto tra i 3 e i 6 mesi che la depressione della mamma incide in modo decisivo sul sistema nervoso del bambino, che è in via di sviluppo. Se poi la depressione prosegue per più di un anno, il bambino può manifestare ritardi nella crescita e nello sviluppo.

Anche per questo non dovremmo lasciare sole le neo mamme in cui la normale crisi dei primi tempi si protrae un po’ troppo…

La buona notizia però è che che con le educatrici dell’asilo o con padri non depressi, i bambini mostrano un rapporto molto migliore; che cosa significa? Che

anche gli altri adulti caregiver, che si prendono cura dei piccoli, possono incidere in modo significativo sul loro sviluppo emotivo.

Le neo mamme hanno bisogno di sapere che i bambini alternano momenti di attività e momenti di passività, di cui hanno un grande bisogno per riposarsi e, importantissimo, imparare a calmarsi da soli.

L’adulto, mamma, papà, zio o nonna che sia, dovrebbe quindi capire che ci sono momenti in cui il bambino ha bisogno di essere lasciato in pace, in cui non deve essere stimolato (capitano momenti così anche a te, per caso???). Se invece insistiamo a rompergli le scatole, ecco che inizierà quel pianto inconsolabile a cui non sappiamo rispondere.

Ad ogni modo…

Non capisci i segnali che ti manda tuo figlio? Non preoccuparti!

Alcuni ricercatori hanno scoperto che questo accade per il 70% del tempo! Insomma, si procede per tentativi, ma siamo in ottima compagnia :-).

A presto,

Adele

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