Dammi 3 parole…per iniziare la scuola

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Attesa, inizio, tempo.

Tre parole con cui cominciare il nuovo anno di scuola, che per Fabio sarà il primo alla scuola primaria. Mancano pochi giorni e sono già emozionata. Un misto di entusiasmo, curiosità e malinconia che si aggrovigliano uno con l’altro.

Due giorni fa siamo stati alla riunione che precede l’inizio della scuola, in cui la direttrice ci ha parlato di quelle tre parole:

1. Attesa. Per qualcosa che sta per iniziare e che non sappiamo immaginarci fino in fondo, soprattutto se per noi genitori è la prima volta. Un’attesa carica di aspettative per noi, per i bambini e per i maestri che li accoglieranno.

Che cosa si aspettano davvero i bambini, che cosa immaginano della vita in quell’ambiente visitato durante l’Open Day? Fabio, alla mia sciocca domanda “Sei contento di iniziare la scuola?” mi ha risposto saggiamente “Mamma, non lo so, non so ancora come sarà!”

2. Inizio. Il primo giorno immagino che piangerò, o per lo meno che avrò un magone difficile da ricacciare giù in gola, perché di solito in questi momenti non mi concentro sull’attimo presente, ma comincio a immaginarmi i miei bambini come persone che sempre più diventano autonome e s’incamminano lungo una strada in cui posso accompagnarli, ma che è la loro strada e non la mia.

Potremo accompagnarli in classe e poi nei due giorni successivi ancora fino alla porta della scuola; poi ci fermeremo al cancello, e ciao.

3. Tempo. Ci vorrà del tempo perché i bambini acquisiscano nuove abitudini e abilità, perché si organizzino su nuovi ritmi e li vivano con naturalezza. Ci vorrà del tempo perché imparino ad aver cura del materiale, a ricordarsi cosa devono fare e portare, a preparare per bene la cartella.

Ci vorrà del tempo per imparare a leggere, a scrivere, a far di conto.

Ogni bambino avrà bisogno del suo tempo, che non sarà uguale a quello degli altri ma che sarà altrettanto necessario e prezioso.

Le maestre hanno sottolineato quanto sia essenziale lasciare a ciascuno il proprio tempo, e gli strumenti di cui ha bisogno. Non è una gara, o almeno non dovrebbe esserlo.

“Accompagnate i vostri bambini, ma non sostituitevi a loro”,

ci hanno ripetuto con convinzione.

“Meglio un errore compiuto dal bambino, che un lavoro perfetto svolto dal genitore”.

Sono perfettamente d’accordo e mi riprometto di fare proprio così con Fabio. Ci riuscirò?

E tu, che esperienza hai con la scuola dei tuoi figli?

A presto,

Adele

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