Guerra per i compiti a casa? No, grazie

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Primo giorno di scuola primaria, primo compito a casa. Siamo partiti in quarta.

Le foto che vedete in questo post le ha scattate il mio neo seienne Fabio, sfogliando orgoglioso i suoi quaderni. Foto che ritraggono un po’ i lavori fatti in classe e un po’ i compiti svolti a casa.

Già, i compiti; la grande novità e la prima grande differenza rispetto alla scuola dell’infanzia.

I primi due giorni Fabio aveva l’ansia di non finirli in tempo, o di non riuscire a farli. Stiamo parlando di colorare la copertina di un quaderno o di scrivere cinque volte il proprio nome, ma ciò che a noi sembra trascurabile non lo è per un neo scolaro, che di punto in bianco si trova a dover svolgere un’attività da presentare il giorno dopo alla maestra.

Autonomamente.

Sull’autonomia nei compiti le maestre hanno subito messo l’accento:

Il compito a casa è del bambino, non vostro!

ci hanno ammonito ancor prima che iniziasse la scuola. In effetti sono perfettamente d’accordo e il primo giorno mi sono – dolcemente – rifiutata di aiutare Fabio, che con gli occhi lucidi mi chiedeva di colorare un po’ al posto suo. Perché?

Perché credo davvero che i compiti siano la prima piccola responsabilità che un bambino si trova a prendersi nei confronti della scuola, e della maestra, a cui renderà conto nel caso qualcosa vada storto. Mi spiego: alcune mamme hanno immediatamente riferito di figli che lamentavano mal di pancia, di braccio, di mano, sonno, fame o altro malessere pur di rimandare o evitare il compito…

Alla prima assemblea di classe, pochi giorni fa, la maestra di mio figlio è stata molto chiara:

Non iniziate una lotta con vostro figlio quando non vuole fare i compiti; fategli presente che è libero di non farli, e che il giorno dopo se la sbrigherà con la maestra.

Che ne dite?

A me questo consiglio è piaciuto; autonomia e responsabilità per piccoli passi, riferite tra l’altro ad attività che i bambini sono perfettamente in grado di svolgere. Inutile e dannoso far nascere un conflitto in casa per i compiti; una volta che il bambino ha capito ciò che ci si aspetta da lui, sta a lui la scelta, e le conseguenze di tale scelta. Non mi sogno nemmeno di fare i compiti al posto suo, nemmeno ora che richiederebbero pochissimi minuti… se lo abituassi così ora, come farei a dirgli di no quando le cose si faranno più complesse??

Devo dire che Fabio fa i compiti con entusiasmo, per ora. Li vuole fare subito appena finito di mangiare e gli piace che io sia lì vicino a lui a guardare quello che fa. I primi giorni non potevo proprio alzarmi, né tanto meno occuparmi di qualcosa di diverso dal semplice guardarlo…

Poi è diventato più autonomo e ora si limita a farmi vedere quello che ha fatto.

È molto sicuro su ciò che deve o non deve fare. La maestra spiega le consegne in classe e per lui la sua parola è legge, qualsiasi cosa io possa dirgli: “Fabio ascolta, secondo me invece qui dovresti…” e lui “Mamma, credo di aver ragione io, si fa così!” Ok. Salvo ricredersi quando la maestra gli conferma poi le mie parole.

A me comunque sta bene così: Fabio fa come crede e a scuola verifica di aver fatto bene oppure no. Lungi da me rimproverarlo per questo, anzi mi fa piacere che sia sicuro del fatto suo.

E se nei compiti notiamo un errore? Sempre secondo la maestra, se si tratta di una piccola imprecisione possiamo farglielo notare per capire se anche lui se ne accorge, ed eventualmente correggerla. Se il bambino non ha proprio capito l’attività invece, inutile sostituirsi alla maestra; meglio che il giorno dopo sia lui a chiedere spiegazioni.

Come genitori, credo sia essenziale stare vicino ai figli nel percorso scolastico quotidiano, mantenendo però il nostro ruolo e senza sostituirci a loro nel tentativo, nobilissimo e comprensibilissimo, di aiutarli quando sono in difficoltà.

Dagli errori si impara, e questo a scuola è – o almeno dovrebbe essere – particolarmente evidente. Dovremmo anche smetterla di considerare gli sbagli dei figli i nostri sbagli, come se noi fossimo seduti con loro al banco di scuola e fossimo giudicati dall’insegnante.

E poi vuoi mettere la soddisfazione di un bambino che porta a termine le sue attività da solo? L’orgoglio gli si legge in faccia.

Per ogni errore, poi, c’è un rimedio, giusto?

A presto,

Adele

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