L’allenamento emotivo, da 1 a 3 anni

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 Con i miei figli ormai ho superato la fase 0 – 3 anni, e onestamente mi dispiace un po’. Ammetto che sia stato faticoso gestire due nanetti con solo 18 mesi di differenza, ma è stata una fase ricca di progressi, di cambiamenti, di situazioni divertenti anche, a volte, nella loro essenza tragicomica.

In questa fase i bambini cominciano a camminare, a parlare, ad affermare ed esplorare la loro autonomia.

Parliamo del periodo dei famigerati “terrible twos”, che richiedono una buona dose di pazienza e sangue freddo, in cui i bambini iniziano a sviluppare il senso di se stessi, diventano più decisi e imparano a dire secchi e urlanti “No!”.

I bimbi sotto i tre anni sono piccoli, certo, ma corrono veloci verso la loro indipendenza.

Puoi fare qualcosa come genitore “allenatore emotivo” per aiutarli nel loro percorso?

1.Puoi dargli la possibilità di fare ogni giorno delle piccole scelte, che soddisfano il loro animo da “decisore” e gli fanno percepire di avere almeno un po’ di controllo sulla propria vita. Saranno così più disposti ad accettare le tue regole e i limiti, che secondo me dovrebbero riguardare questioni davvero importanti, legate prima di tutto alla loro sicurezza.

2.Ricordati bene le regole di proprietà di un bambino a questa età:

  1. Se lo vedo io, è mio

  2. Se è tuo e io lo voglio, è mio

  3. Se è mio, è mio per sempre.

Chiaro, no?

L’interesse che in questo periodo si sviluppa per gli altri bambini non va purtroppo di pari passi con lo sviluppo della capacità di condividere i giochi con loro. I bambini così piccoli sanno prendere in considerazione solo il proprio punto di vista, anche perché stanno sviluppando il senso del proprio io, quindi sono concentrati su se stessi.

In questa fase, i conflitti riguardo ai giocattoli sono all’ordine del giorno. Quando sento mamme di bimbi a cui vengono sottratti i giocattoli dire: “Dai, fallo giocare un po’, poi te lo ridà!”, oppure sgridarli perché a loro volta hanno tolto di mano un gioco a un altro bambino, penso subito che sia una battaglia persa in partenza.

In queste situazioni non stiamo mai dalla parte di nostro figlio, ci hai fatto caso? Se gli viene “rubato” un giocattolo lo incoraggiamo a non prendersela e a essere generoso; se è lui che sottrae qualcosa, però, gli intimiamo di restituirlo subito al legittimo proprietario.

In realtà, per tuo figlio in quel momento della sua vita la condivisione non ha molto senso, per questo di solito prima dei tre anni i bambini si limitano a giocare vicini, l’uno accanto all’altro, ma non insieme.

Perché dunque costringerli a un comportamento per loro insensato? Logico che poi dovremo riconsegnare il maltolto, ma nel frattempo potremmo mostrare un po’ di comprensione per il desiderio o la rabbia e la frustrazione dei bambini coinvolti.

Loda il tuo bambino quando condivide, ma non aspettarti che lo faccia!

In queste situazioni si possono introdurre i bambini al concetto del “giocare a turno”, usando magari un timer.

Se vuoi agire preventivamente, invece, puoi chiedere al tuo bimbo di portare da un amico o all’asilo soltanto giochi che è disposto a far usare anche ad altri, oppure, quando stanno per arrivare amichetti a casa, gli puoi proporre di mettere via i suoi giocattoli “speciali”, che vuole tenere solo per sé.

Questo gli fa percepire di avere un certo controllo sulla situazione e soprattutto gli dimostra che tu lo comprendi.

3.Incoraggia il gioco simbolico, che si sviluppa proprio a questa età e che permette al bambino di rivivere e rielaborare situazioni e avvenimenti che ha osservato, anche dopo un certo periodo di tempo: cucinare, pulire, farsi la barba, parlare al telefono – di solito in modo molto teatrale – , rimproverare o mettere a nanna un peluche, leggere il giornale…

I bambini di questa età sono in grado di conservare per poi riutilizzare ricordi di azioni ed eventi, che poi “mettono in scena” a modo loro, compiendo tanti piccoli passi verso l’autonomia.

Cosa ne pensi? Tu come te la cavi con le emozioni dei bambini sotto i tre anni?

A presto,

Adele

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