Come risolvere i conflitti, con il metodo senza perdenti

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I conflitti in famiglia, si sa, esistono e cambiano forma con il cambiare delle situazioni e dell’età dei nostri figli. Non possiamo eliminarli, possiamo però cercare di affrontarli in modo che siano costruttivi e che si risolvano il più possibile serenamente.

Cosa facciamo noi come genitori per risolvere i conflitti con i bambini?

Di solito, usiamo o la severità o l’indulgenza.

Quando siamo severi, utilizziamo la nostra autorità basata sul potere che sentiamo di avere nei confronti dei nostri bambini. E loro? Come dice Thomas Gordon nel suo illuminante “Nè con le buone, né con le cattive”, lottano, fuggono o si sottomettono.

Quando siamo indulgenti, invece, rischiamo di sacrificare i nostri bisogni in nome di quelli del nostro bambino; il rischio, se adottiamo sempre questo atteggiamento, è che poi lui cresca pensando che le cose vadano così anche con i coetanei.

Quale potrebbe essere la terza via?

Gordon ci parla del suo “Metodo senza perdenti” in cui, in sostanza, per risolvere un conflitto l’adulto chiede al bambino di partecipare attivamente alla ricerca di soluzioni accettabili per entrambi, che verranno poi valutate insieme.

In questo caso non usiamo il nostro potere per vincere su nostro figlio, bensì la nostra autorità basata sull’impegno personale e sull’intesa tra i soggetti coinvolti. Alla base c’è l’idea che la cooperazione è ciò che permette di risolvere i conflitti in modo creativo e produttivo per tutti.

Il metodo senza perdenti si sviluppa di solito secondo sei fasi e può essere impiegato con bambini di tutte le età, dal neonato all’adolescente. La differenza è che con un neonato la soluzione del conflitto avverrà in maniera non verbale.

Quali possono essere i conflitti?

Dal treenne che non vuole stare con la babysitter al neonato che piange nel box, al bambino che vuole mangiare davanti alla tv, al ragazzino che non vuole riordinare la sua camera e via dicendo.

Quali sono le sei fasi:

1. Individuare e definire il problema, parlandone esplicitamente e insieme se l’età dei figli lo permette.

2. Escogitare soluzioni alternative, chiedendo ai figli la loro opinione e non bocciando subito in partenza le loro idee che non ci sembrano idonee.

3. Valutare le soluzioni emerse, i pro e i contro, eliminando le proposte impraticabili o evidentemente ingiuste per uno dei soggetti implicati.

4. Prendere una decisione, quindi scegliere l’alternativa migliore per tutti, o che sembra tale, e

5. Metterla in pratica, risolvendo le questioni concrete e operative legate alla decisone presa.

6. Verificare la soluzione, perché non è detto che la decisone presa sia davvero quella più giusta ed efficace.

Nella realtà quotidiana, poi, queste fasi possono non essere così scandite come nello schema, possono fondersi tra loro o richiedere un tempo particolarmente breve o lungo.

Gordon illustra diversi casi in cui è stato usato questo metodo senza perdenti, tratti dalla vita reale dei partecipanti ai suoi corsi, e tutti molto interessanti.

Quello che secondo me è da tener ben presente è che usare un metodo del genere, far partecipare i figli alla soluzione dei conflitti, porta grandi benefici perché è un’azione preventiva, che darà risultati negli anni venire, quando i figli saranno adolescenti e i conflitti si faranno più complessi.

Cominciare da piccoli a superare il modello “Io vinco, tu perdi”, significa condurre i bambini capire che cooperare e vincere insieme si può, in famiglia e fuori.

Che ne pensi?

A presto,

Adele

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