L’amore di un padre: Mi chiamo Sam

Ho sempre pensato che l’Amore non basta. Non basta per far funzionare una relazione a due e non basta per crescere bene un figlio.

Poi ho visto “Mi chiamo Sam” e ho cominciato a rifletterci su; non ho ancora finito.

L’ho visto per la prima volta durante le vacanze di Natale; ne avevo sentito parlare da tempo come di un film bellissimo e straziante sull’essere genitore, ma ne avevo guardato solo qualche spezzone. Poi, il messaggio di una lettrice di MammeImperfette, Cristina, mi ha finalmente convinto.

Ciao Adele! ti scrivo perché oggi ho visto un film stupendo che secondo me dovrebbero vedere tutti i genitori: MI CHIAMO SAM. Io mi ci ritrovo nel ruolo di Sam, sono partita sulla strada del genitore con dentro la valigia solo l’amore, cosa essenziale ma non sufficiente (…)

Esatto, essenziale ma non sufficiente… Perché io posso amare mio figlio enormemente, ma se per esempio continuo a gettargli addosso rimproveri e frasi che minano la sua fiducia in se stesso, magari perché credo che lo renderanno più forte o semplicemente perché i miei genitori hanno fatto così con me e io ripeto lo schema senza pensarci… beh, non sto facendo il suo bene.

In “Io mi chiamo Sam”, tuttavia, la questione è differente, perché riguarda la capacità di essere un buon genitore da parte di un uomo “diverso”, “disabile”, “ritardato”, “potenzialmente autistico”, tutti appellativi con cui lo definiscono gli altri personaggi.

Ad un certo punto, durante un’udienza un avvocato chiede al difensore di Sam (Michelle Pfeiffer), se ha idea di come farà questo padre ad affrontare con la figlia la fase della pubertà e dell’adolescenza, tra qualche anno.

La risposta è più o meno questa “Con la stessa delicatezza e competenza che userebbe Lei, avvocato”.

Già, un padre qualunque, considerato “normale”, sarebbe migliore nell’accompagnare la figlia verso l’età adulta? Tu hai una risposta?

La complicità, l’allegria, la gioia che Sam e Lucy, sua figlia, dimostrano quando stanno insieme è disarmante e mi fa davvero pensare che, come dice Michelle Pfeiffer in una scena:

Le facoltà intellettive di un individuo non pregiudicano la sua capacità di amare

Inutile dire che il rischio di commuoversi durante il film è altissimo, in alcuni punti per me è stato inevitabile. Mi ha lasciato la voglia di riflettere di più e meglio su questo mistero dell’amore tra genitori e figli, e su che cosa ci voglia davvero perché il rapporto funzioni:

Costanza, pazienza, capacità di ascoltare

come dice Sam?

Se non l’hai ancora visto, te lo consiglio davvero; e se l’hai già visto, che cosa ti ha trasmesso?

A presto,

Adele

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