Smetti di dire a tuo figlio “Fai del tuo meglio!”

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Ti è mai capitato che tuo figlio vada male a scuola o che gli insegnanti ti dicano che “potrebbe fare di più”?, intendendo dire che non sta facendo del suo meglio?

Bene, se in questa situazione ti sembra che a tuo figlio non importi nulla può darsi che, in realtà, se ne preoccupi troppo. Molti bambini e ragazzi si sforzano parecchio per apparire disinteressati, per fingere di vivere una certa situazione con nonchalanche. Perché? Perché la pigrizia può essere cool, ma l’ansia no!

Sarebbe davvero stupendo se un ragazzino riuscisse a parlare con un genitore confessando che:

Non è che non me ne importa. E’ che me ne importa troppo.

Riconosci tuo figlio in una situazione del genere? Prova a pensare alle pressioni che sta ricevendo: da te, dalla scuola o dagli amici, dal gruppo dei pari; tuo figlio potrebbe anche risentire del fatto che il fratello o la sorella ottengono risultati con i quali si sente incapace di stare al passo.

Ad ogni modo, non importa da dove viene la pressione, tuo figlio ha bisogno di sapere che non deve temere di non essere accettato e che tu lo ami incondizionatamente.

Insomma, di chi è la colpa?

Alcuni tratti del carattere fanno sì che una persona sia suscettibile e reattiva al messaggio “Non sei bravo abbastanza, se non sei perfetto”. Per diventare una forza motrice nella vita di queste persone, però, questi tratti devono essere rinforzati in qualche modo.

Tutti i genitori desiderano il meglio per i propri bambini, quindi, di nuovo:

Di chi è la colpa?

Ecco, ora fermati un attimo e cancella la parola “colpa” dal tuo vocabolario. Se un bambino è troppo sotto pressione e in parte la fonte della pressione sei tu, di sicuro lo stai facendo con le migliori intenzioni.

Ciò che da un determinato bambino è sentito come incoraggiamento, da un altro è percepito come pressione esagerata. Anche la stessa persona, anche tu, in momenti e stati d’animo diversi può sentirsi stimolata o, al contrario, oppressa di fronte allo stesso messaggio. Vero?

Prova a guardare tuo figlio: sta vivendo dei successi o sta lottando? Si sta godendo i suoi risultati o teme di essere inadeguato? Ricorda: che tu come genitore sia o non sia parte del problema, puoi certamente contribuire alla sua soluzione.

Se tuo figlio ha studiato molto e torna a casa con un 6, dovresti essere fiero di lui.

I bambini hanno bisogno di essere incoraggiati a impegnarsi, non a lottare per risultati irraggiungibili. Se ti mostri insoddisfatto per un voto o un risultato per il quale tuo figlio ha fatto del suo meglio, lo stai preparando a non essere mai soddisfatto dei propri risultati. Se tuo figlio vede un 5 come un ostacolo o addirittura un fallimento, come potrai mai insegnargli ad affrontare le vere sfide?

K. Ginsburg

Non fare la guerra a tuo figlio perché porti a casa voti più alti!

Se tuo figlio torna a casa con un 5 e tu pensi che lui meriti, o peggio abbia biosogno, di un 6, e vai a parlare con la sua insegnante, lo danneggi in tre modi:

1. Gli fai intendere che niente è accettabile, al di fuori della perfezione.

2. Gli comunichi che il premio ha più importanza del modo in cui si gioca la partita.

3. Danneggi la sua capacità di avere successo nella vita futura.

Pensaci…quando avrà 30 anni chiamerai il suo datore di lavoro e gli chiederai di alzare la valutazione riguardo al suo lavoro? Nel mondo reale, i voti non si cambiano. Le persone ottengono risultati migliori lavorando più duramente. E trovano la capacità di farlo usando creatività e tenacia, guidate dalla passione per quello che fanno.

A volte può sembrarci che la cosa giusta da fare sia semplicemente dire ai nostri figli

“Prova a fare del tuo meglio.”

Questo messaggio, però, rischia di mandare in crisi i ragazzi che, spesso, sono motivati solo dalla paura di deludere i loro genitori.

Nessuno, in realtà, fa mai davvero del suo meglio, così si sentono sempre inadeguati.

Invece di un generico “Fai del tuo meglio”, concentra la tua reazione e il tuo incoraggiamento verso un obiettivo specifico e tieni presente che qualsiasi persona, compreso tuo figlio, può mettercela tutta ma avere risultati molto diversi, per esempio in due materie differenti.

I talenti e i punti di forza non sono equilibrati, sono irregolari in ognuno di noi.

Invece di dire a tuo figlio: “Non preoccuparti, mi aspetto soltanto che tu faccia del tuo meglio”, potresti provare con

“Tutto ciò che mi aspetto è che tu t’impegni; non è dei tuoi voti che m’importa, m’importa che tu stia imparando. Io per esempio sono bravo in alcune cose, e se m’impegno anche solo un po’ posso avere dei buoni risultati – per te è così in matematica. In altre materie magari lavori sodo ma non raggiungi i risultati che vorresti. Tutto quello che desidero da te è il tuo impegno; non m’importano i voti. So che scrivere per te è difficile: continua a lavorarci su.”

Alla fine, credo che dovremmo fermarci a rifelttere un po’ su noi stessi. In quest’epoca di adulti sempre sotto stress, molti di noi vedono i figli come un prodotto che, in un certo senso, riflette il nostro successo come esseri umani. Questo magari è particolarmente vero per quei genitori che sono molto preparati per il mondo del lavoro e che ci hanno temporanemante rinunciato per crescere i figli, oppure che stanno ancora lavorando e che impiegano gli stessi standard di produttività a casa, in famiglia, come se si trattasse di un gruppo di lavoro.

In queste situazioni, i successi o i fallimenti dei nostri figli diventano indicatori dei nostri.

Quando un bambino capisce che in qualche modo lui è un nostro “prodotto”, può nascere in lui il desiderio di essere perfetto per compiacerci. Naturalmente, questo non fa bene nè ai bambini, nè tantomeno alla nostra relazione con loro.

Cosa ne pensi? Tu come motivi tuo figlio?

A presto,

Adele

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