Perché chiedo scusa ai miei bambini

marco piscina.001

Certe volte mi stupisco del tono che uso con i miei figli. Certe volte mi pento di quello che ho detto, e di come l’ho detto, un attimo dopo averlo fatto. Certe volte mi accorgo di come in realtà io non mi arrabbi con i miei bambini o a causa dei miei bambini, ma piuttosto con me stessa.

Quando sono serena, indipendentemente dai bambini, la mia pazienza si amplifica enormemente e riesco facilmente a sintonizzarmi emotivamente con loro. Quando invece non lo sono, mi sforzo comunque di esercitare con i bambini la stessa dose di pazienza e autocontrollo, ma con risultati non sempre convincenti, prima di tutto per me.

Com’è semplice, quando si è di buonumore, reagire con senso dell’umorismo a una cameretta devastata dal disordine, e com’è altrettanto semplice urlare e sputare prediche inutili e insensate davanti alla stessa scena, quando l’umore è grigio-nero…

Capita anche a te?

Questa cosa che la rabbia di solito non è davvero provocata da quello che fanno i bambini è stata piuttosto evidente fin da subito. In realtà, sono il mio senso di impotenza di fronte a certe situazioni, la mia incapacità di farmi ascoltare in quel momento, il non riuscire a capire la vera esigenza del mio bambino, la perdita di controllo sulla situazione…che mi fanno davvero arrabbiare.

Mi arrabbio con me stessa, ma mi sfogo con i miei bambini; perché? Perché loro sono la testimonianza vivente di ciò che non va in quel momento, e sono lì a portata di mano e di urla, in netta posizione d’inferiorità rispetto a me. Sono piccoli e appaiono deboli, indifesi e facilissimi da attaccare.

E allora li attacchiamo.

Me ne pento subito, quando li tratto con poco rispetto. E chiedo scusa. Credo che i miei bambini siano le persone a cui chiedo scusa più spesso, e a cui più spesso dico “Ti voglio bene”, senza vergogna e senza paura di aver voglia di rimangiarmi le parole.

Gli chiedo scusa quando urlo, quando ho una reazione esagerata di fronte a un certo comportamento e in particolare quando mi accorgo di usare con loro un tono inadeguato: di aspra critica, scocciato, sarcastico (con loro che il sarcasmo nemmeno lo capiscono), direi anche supponente.

Un tono che con un adulto non userei, perché mi sembrerebbe di mancargli davvero di rispetto…E con un bambino, invece? Cosa cambia? Cambia che è un bersaglio facile, percepito come debole, incapace e da “addestrare”.

Una persona con cui è facile esercitare il nostro “potere”, senza renderci conto, però, che è un’arma a doppio taglio che non ci aiuta a costruire con lui un rapporto emotivo sincero.

Cosa mi dà il diritto di usare con mio figlio un tono che con un adulto eviterei?

Quante volte sentiamo genitori che lo usano con una leggerezza imbarazzante, anche in pubblico?

Ecco, io vorrei chiedere scusa ai miei bambini sempre meno per il tono che uso a volte con loro, mi sa che da oggi inizio davvero.

Loro, tra l’altro, sono eccezionali, perché i bambini ti danno sempre un’altra opportunità! 🙂

A presto,

Adele

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