Difficoltà a scuola? Il motivo può essere questo

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A scuola li vedi. Sono bambini e ragazzi spesso inquieti, che faticano a concentrarsi, a memorizzare, a svolgere i compiti assegnati nel modo prescritto. Non hanno il supporto dell’insegnante di sostegno, non hanno una diagnosi che accerti l’esistenza di qualche problema oggettivo, ma a scuola si sentono un po’ a disagio, pesci fuor d’acqua che annaspano per stare al passo.

Perché?

Oggi si parla molto di difficoltà di apprendimento, talvolta però si trascura il fatto che esistono anche, semplicemente, delle diversità di apprendimento: modi diversi di catturare, elaborare e fare propri i dati di realtà con cui veniamo in contatto, in primis a scuola.

Quando queste diversità creano difficoltà, spesso i genitori sono preoccupati:

Mio figlio diventerà mai competente, bravo in qualcosa?

Oggi cerchiamo la perfezione e desideriamo che i nostri figli abbiano le caratteristiche giuste per starsene comodi e a loro agio in un mondo ideale. Quando un bambino non vi si adatta, invece, ecco che cerchiamo per lui un’etichetta e una soluzione.

Se siamo in presenza di difficoltà evidenti nelle tappe principali dello sviluppo, è sacrosanto intervenire tempestivamente e chiedere un supporto professionale. Il fatto preoccupante è invece quando bambini con diversità di apprendimento vengono considerati “difettosi” e bisognosi di correzioni.

Ci dimentichiamo che esistono differenti modi di pensare e di apprendere: alcuni di noi imparano meglio attraverso le immagini, altri attraverso l’ascolto e altri ancora con la pratica, “mettendo le mani” in un problema. La maggior parte di noi sono flessibili e possono apprendere piuttosto bene combinando i sensi tra di loro. Alcuni di noi, tuttavia, trovano particolarmente difficile e “sfidante” utilizzare una di queste modalità sensoriali in modo abbastanza efficace per imparare, quando le informazioni sono veicolate principalmente attraverso quel canale.

Per esempio, chi ha difficoltà con il processo visivo non riuscirà ad apprendere bene osservando le immagini. Alcuni di noi, inoltre, riescono a concentrarsi bene nonostante le distrazioni, mentre altri perdono la concentrazione sul compito da svolgere e si focalizzano invece sulle distrazioni.

Sono diversi modi di pensare, e di essere.

Il bello è che ciascuno di questi stili differenti può essere compensato da enormi punti di forza. I bambini che mostrano difficoltà nell’apprendere in un determinato modo sono a volte particolarmente dotati nell’utilizzo di un altro canale sensoriale.

Pensa alla scuola, dove tradizionalmente si propone agli studenti di imparare soprattutto attraverso il canale uditivo – ascoltando la lezione dell’insegnante che parla al gruppo – . E chi non è dotato in quest’area? Sicuramente in classe potrà avere qualche difficoltà e apparire a tratti debole.

Conosciamo però tutti qualcuno che a scuola non era un granché, ma che era un vero talento per esempio nei lavori manuali, e qualcun altro che, bravissimo scuola, non sa usare un cacciavite o cambiare una lampadina. Conosciamo anche persone magari troppo agitate e nervose per riuscire a leggere un libro intero, ma che hanno una creatività e una passione nell’ambito espressivo che ci lasciano stupefatti.

Un paio di anni fa ero insegnante di sostegno in una scuola secondaria e nella mia classe c’era un ragazzino che non aveva insegnante di sostegno, ma evidentemente aveva un canale di apprendimento preferenziale e diverso da quello che veniva proposto a scuola. In classe era inquieto, non riusciva a stare fermo e zitto a lungo, faticava a concentrarsi, a seguire una lettura e a memorizzare le informazioni leggendole su un libro.

Verso la fine dell’anno scolastico gli è stato proposto di trascorrere alcune ore di scuola in un istituto professionale per prendere parte a un laboratorio pratico. Mi pare che avesse scelto di realizzare un circuito elettrico con qualche caratteristica particolare che ora non ricordo…Beh, ha avuto un grande successo! Eletto il migliore di quel laboratorio e lodato dagli insegnanti, che non lo conoscevano prima, per l’impegno, la concentrazione, la manualità e l’ottimo risultato finale. Inutile dire che per lui è stata una bella iniezione di autostima che lo ha accompagnato fino all’esame finale.

“Funzionare bene” a scuola è importante, naturalmente, perché è lì che un ragazzo trascorre molto tempo per anni ed è attraverso la scuola che la società intende educarlo. Il problema è che la scuola è generalmente impostata per chi apprende bene in un determinato modo, di solito quello uditivo, per chi sa stare seduto zitto e calmo, concentrandosi per ore su quello che l’insegnante spiega e mostra.

Quando però un bambino non è a suo agio in un ambiente del genere, prima di etichettarlo diamogli fiducia e proviamo a stimolarlo attraverso il canale a lui più congeniale. Potremmo avere delle splendide sorprese 🙂

A presto,

Adele

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