autostima

Una serata imperfetta

Ieri sera io e la mia famigliola imperfetta siamo andati a trovare una coppia di amici che ha appena avuto un bimbo. Con animo sereno e conciliante, sistemiamo i bambini sui seggiolini e partiamo.

In auto comincio a visualizzare nella mia mente la casa della mia amica: spaziosa, ordinata, e ancora non a misura di bambino, perché con un cucciolo di un mese ancora non ce n’è bisogno. J

Appena arrivati, entro in casa e mi osservo in giro guardinga…cosa potrebbe finire nelle grinfie di Attila/Marco, che a 14 mesi vanta un allenamento quotidiano al contorsionismo e all’arrampicata?! Di Fabio mi fido già di più: ha poco più di due anni e mezzo e, solitamente, non si appropria di qualsiasi cosa gli capiti tra le mani per scaraventarla a terra, per lo meno non a casa di altri 😉

Il bimbo è bello davvero, e anche bravo mi dicono; in soggiorno, i segni della sua presenza in casa si limitano alla carrozzina e alla sdraietta. Lui è tranquillo e beato in braccio alla sua mamma.

Mi sono portata alcune macchinine e un paio di animaletti di gomma, per cercare d’intrattenere i miei pargoli; Fabio gioca per qualche minuto senza creare problemi, ma Attila punta subito tutto ciò che non dovrebbe nemmeno sfiorare: lampada livello raso terra, sveglia digitale, cornice, tavolino – pulitissimo!- con grande inserto in vetro.

Inutile dire che è praticamente impossibile godersi una placida chiacchierata con i padroni di casa sul parto, il prima, il dopo, il bimbo, le emozioni e così via…

Marco comincia subito ad arrampicarsi sul tavolino e a volersi alzare in piedi, con sguardo trionfante come se avesse conquistato l’Everest. Credo che la sua autostima in quel momento sia a mille. Chiaramente io lo allontano dal tavolino, ma non c’è niente da fare, è come il miele per Winnie the Pooh.

Ecco che allora punta la grande vetrata da cui si accede al balcone: facciamolo uscire. Ma il piccolo, non soddisfatto, sul balcone vuole anche la mamma, che chiama a gran voce picchiando sul vetro. Fabio, per spirito di compagnia, lo imita ridendo. Io, però, sto conversando con la mia amica, che, forse, si sta immaginando con terrore tra un po’ di tempo, con il suo piccolino in giro per casa…

Mio marito decide quindi di scendere in giardino con i bambini e il nostro amico, per farli scorrazzare un po’ più in libertà. Fabio punta subito l’altalena, mentre Marco si dedica all’esplorazione del luogo, incurante di gradini e zone buie. E’ subito chiaro che nemmeno questa soluzione è rilassante.

Il papi risale un attimo in casa con Attila, perché è molto assetato, e nel frattempo Fabio pensa bene di lasciare un ricordino sul marciapiede davanti alla veranda…Poi mi dirà di aver chiamato “Mammaaaa, pipìììììì”, ma senza esito LPazienza, vado giù io e lo cambio.

Intanto la mia amica è in casa ad allattare e noi discorriamo piacevolmente in giardino con i suoi suoceri, che abitano al piano inferiore.

In quel mentre, Marco scopre la canna dell’acqua e si accomoda tranquillamente nella pozza d’acqua sotto il rubinetto, mentre Fabio gioca con l’altalena e, prima che qualcuno riesca a intervenire, la prende dritta in faccia. Pianto disperato, seguito dal fratellino, che in queste circostanze è solidale con lui. Poi passa.

Scende quindi anche la mia amica con il bimbo, che, non ancora sazio, chiede di nuovo latte; ma ci sono le zanzare, e i due sono costretti a ritornare di sopra.

Intanto noi facciamo il giro della casa, con Fabio che corre e salta al buio da gradini mai visti e rischia più volte di finire contro un albero.

Alla fine desistiamo. E’ tempo di tornare a casa. Ma c’è spazio per un ultimo piccolo disastro…

Saliamo a prendere la borsa e a salutare, e sul tavolino di vetro fa bella mostra di sé un vassoio con tre bicchieri, vuoti per fortuna. Avrei dovuto toglierlo subito di mezzo, senza nemmeno chiedere il permesso ai padroni di casa, e invece… Attila è più lesto di un volpino e con una mano spazza via un bicchiere, che va a frantumarsi in mille pezzi sul pavimento.

Io mortificata, la mia amica, carinissima, preoccupata solo che Marco non si sia fatto male…macché, lui sarebbe già pronto a scagliarne via un altro!

Ok, andiamo. Nei saluti Marco è fenomenale, e mostra il suo lato più affettuoso facendo la “bocca a cuoricino” per dare un bacino al piccolo e alla sua mamma. In fondo è un tenerone, ma anche un minuscolo tirannello J  

A casa, ovviamente, i due sono sprofondati nel sonno come due angioletti J

Tirando le somme, ancora una volta ho la conferma: per quanto sia piacevole essere invitati, in questa fase di crescita dei miei bambini è molto più rilassante, per me e mio marito almeno, ricevere ospiti a casa nostra, dove Attila e il suo fido compare possono gironzolare liberamente tra giochi sparsi per terra e tavolini che, con tutti i colpi che hanno preso, sembrano quelli di un falegname…

A presto!
Adele

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